In data 24 gennaio è stato pubblicato per Tak Production il primo album della band The Old Skull: Fantasmi, ruggine e rumore. Il progetto è molto complesso, il risultato finale equiparabile a pochi: il metal più duro si unisce allo scratch e ai grandi protagonisti della scena hip-hop italiana… E così nacque un nu-metal tutto italiano!

L’album è composto da 11 tracce: è un mix frenetico che sa dare giusto risalto ad ogni componente e del progetto e della band.

La band composta da Luca Martino (batteria), Francesco Persia (chitarra), Emanuele Calvelli (basso), Alex Merola (chitarra) e DJ Snifta forma lo scheletro dell’intero album: un suono crudo e deciso! Ma poteva essere finita qui? Su queste sonorità affiorano le liriche di vari King del rap game italiano come Danno del Colle der Fomento, Rancore, Lucci e Chef Ragoo, e con loro molti altri.

Questo album non è chiaramente definibile! Banalmente potremmo etichettarlo come cross-over, ma non è così! Ascoltandolo ci rendiamo conto delle sonorità americane di influenza che vanno da quelle dei Korn ai Limp Bizkit: questo è nu-metal! Meglio ancora, nu-rap!

Per capire il progetto interamente basterà porre attenzione sul nome dello stesso gruppo: The Old Skull infatti non è altro che un gioco di parole, che punta le due anime presenti nell’album; da un lato abbiamo il metal e dall’altro il rap! Il concetto è unire “la vecchia scuola” (old school) con un simbolo tipicamente rocker: il teschio (skull)!

Il disco si presenta innovativo: troviamo elementi differenti al suo interno! Rime, scratch, chitarre distorte e ritmiche serrate: è un nuovo scenario musicale! In questo modo, si rinnova un genere (l’hip-hop, appunto) che negli ultimi anni è sempre più diventato monotematico, sia nelle liriche che nei suoni! Ciò è stato possibile grazie alla grande presenza di noi DJ, si pensi a DJ Craim, a DJ Fastcut, DJ Snifta e DJ Jaq!

Se la band costituisce lo scheletro, i DJ menzionati saranno i vessili di un corpo musicale che, attraverso lo scratch ripropongono l’attitudine dei ’90. Si guarda al futuro attraverso una luce diversa che mette in risalto nuove sfumature e colori: la luce della modernità.