Oggi nella nuova puntata di Rewind, una rap-restrospettiva a cura de lacasadelrap.com, faremo un tuffo nel passato per omaggiare un disco che ha segnato il panorama underground dell’hip-hop italiano: parliamo di Soul of a Supertramp! Uscito in data 23 gennaio 2015, a distanza di 5 anni questo mixtape di Luca Ferrazzi (a.k.a Mezzosangue) suscita ancora molto interesse tra i ragazzi, i quali riconoscono una notevole carica comunicativa all’intero album.

La forza di questo progetto musicale sta nel risultare, ancora oggi, attualissimo nelle tematiche e contemporaneo nei suoni proposti: l’hip-hop incontra l’hardcore! Tra armonie spigolose e argomenti caldissimi, ci troveremo proiettati in un viaggio introspettivo accompagnati esclusivamente dalle note del rapper romano.

Le produzioni ad opera di Mess Too, Squarta, Grabe, III Grosso e DJ Baro sono  in linea con l’idea che il pubblico ha dell’artista: violento, sfrontato e  no-politically correct.

I bassi profondi riempiono le orecchie: martellando il nostro udito a ritmo incalzante Mezzosangue approda nell’ hardcore più crudo. Un plauso va a DJ Baro che, con i suoi scratch, dona linfa ad un’arte che nel tempo è stata persa: i graffi pungenti di ogni kick flare (tecnica avanzata di scratch) ci presentano un DJ che conosce bene quello che fa e il suono che vuole produrre.

Il disco ha come incipit iniziale Armonia & Caos: entriamo di fatto nell’immaginario di Mezzosangue. Le strumentali strizzano l’occhio ad un tipo di musica che vuole coordinare la violenza bruta dell’uomo con la sua passionalità romantica; l’ordine e il caos ci travolgono e noi scivoliamo infinitamente tra questi due estremi.

Il beat delicato ed al contempo aggressivo, attraverso i morbidi violini e le grevi percussioni, disegnano avanti a noi il concept sonoro del disco: un viaggio solitario alla ricerca di se stessi. 

Nella lista dei produttori troviamo, oltre a DJ Baro, anche Grabe e Squarta, quest’ultimo storico componente dei Cor Veleno. Le produzioni oscillano tra l’hardcore più violento – basti pensare alla traccia Sangue (di Squarta) con bassi estremamente elettronici che ci proiettano nel brostep – ai suoni meno macchinosi utilizzati da Grabe, in una traccia come Nichilismo. Tutto sembra essere stato dipinto in funzione del rapper romano. Questo genera un album dai toni incalzanti e mai ripetitivi: una struttura particolare in cui i l’ordine (più delicato) e il caos (più drammatico) si alternano vicendevolmente donando forza ed equilibrio ad ogni canzone.

La trama sonora dell’album è controversa in ogni sua parte: la confusione e l’impossibilità di definire questo album producono una forte carica emozionale. L’album è la dimostrazione che anche il caos ha dentro di sé un ordine perfetto.

Dalla citazioni al film Il Rosso e il Blu fino al chiaro riferimento nella title track Soul of a Supertramp ad Alexander Supertramp, tutto punta a rendere il disco una cosa a sé stante rispetto al mercato musicale! Una volta messo in play, non toccherete più il vostro riproduttore se non per alzare al massimo il volume.

Voto: 8/10

Che Mezzosangue sia forte tecnicamente questo è cosa chiara a tutti. Ciò che lo distingue da tutti è l’estrema poliedricità del suo stile narrativo: sin dai primi lavori, il rapper romano si è distinto per un forte taglio critico-sociale, ma anche perché riesce a trattare temi diversificati con freddezza estremamente oggettiva. Il cerchio si chiude con la consapevolezza che tutti i testi sono ricollegabili alla propria individualissima crescita personale.

Decide di mantenere sempre molto le distanze dal rap mainstream, tanto che nella traccia Sangue li definisce musipanettoni.

“C’ho una lista nera e il vostro I-pod ne sa tutti i nomi,
down to the bone, hardcore contro musipanettoni”

Attenzione però! Il suono di Mezzosangue non è il suono dei ‘90? Tutt’altro! Il rapper romano ha l’attitudine di chi ha ascoltato il rap rivolto al sociale, di ribellione, ma punta a dargli nuova luce e nuove sfaccettature!

Le parole durissime si adagiano su beat crudi. Il suono diventa martellante! Tutto ci proietta in un ring! L’effetto è quello di aver appena ricevuto un gancio durissimo dopo ogni singola traccia. Questo album, a distanza di ben 5 anni, risulta ancora attualissimo nei suoni e nelle tematiche, è invecchiato molto bene tanto che riesce a generare ancora nuovi fan, appassionati ad un rap di nicchia e sicuramente più ragionato.

Voto: 7,5/10

Soul of a Supertramp nel 2015 confermerà la capacità di scrittura di Mezzosangue, già dimostrata in Musica cicatrene mixtape (altro progetto in free-download). Se in quest’ultimo, però, c’è la comprensione di dover affrontare un percorso personale, con Soul of a Supertramp, Luca, prendendoci per mano, lo descrive sotto ogni aspetto.

 Il primo mixtape regala a tutti gli ascoltatori un nuovo nome da seguire. Ma cosa succede con Soul of a Supertramp? Mezzosangue riesce a regalare agli amanti del genere qualcosa di nuovo. L’album è l’unione di atmosfere oniriche a critiche oggettive della società che ci circonda.

Pur affrontando temi, alle volte scottanti (pensiamo alla critica del mainstream e dell’industria discografica) risulta sempre nuovo e mai pesante: il lavoro magistrale di produzione e registrazione riesce ad alternare momenti con uno storytelling più intimo a quelli di maggiore frenesia! Ciò fa di Soul of Supertramp un album senza tempo con cui gli appassionati devono confrontarsi.

I suoi storytelling, come tutto l’album del resto, sono fortemente personali, ma riescono a coinvolgerci tranquillamente poiché vediamo in lui il ragazzo che è riuscito ad imporsi e a far sentire la propria voce: Mezzosangue è la vox populi di cui la musica aveva bisogno.

Voto: 7/10

Soul of a Supertramp è un disco pieno di personalità, che riesce a coinvolgere l’ascoltatore con emozioni che mutano di canzone in canzone. I chiaro-scuri fanno da padrone in un album dove citazioni evocative rappresentano il legame perfetto tra punchline spezzacollo e riflessioni sull’essere sé stessi. Un progetto di ampio respiro che, già nel 2015, riesce a sdoganare un tipo di rap più crudo e senza filtri. L’approfondita conoscenza delle tematiche trattate e le notevoli sfaccetature sonore fanno di questo un lavoro musicale qualcosa di unico: da cinque anni a questa parte l’album si è conquistato, a buon merito, il titolo di ever green nel genere hip-hop.