I Am è il terzo album ufficiale di Nas: cosa ci ha lasciato a distanza di venti anni?

Dopo quel capolavoro che va sotto il nome di Illmatic, la carriera di Nas ha conosciuto non pochi alti e bassi. Nel 1996 esce infatti It Was Written, sul momento troncato dalla critica per poi essere rivalutato a distanza di anni. Tre anni più tardi, il rapper programma l’uscita di un album doppio, ma vari leak lo spingono a cambiare i piani: ecco quindi che, nel 1999, escono a poco tempo di distanza I Am e Nastradamus.

Se il secondo rappresenta, senza dubbio, una delle prove più imbarazzanti di Nas, di contro I Am presenta elementi che lo rendono – ad avviso di chi scrive – uno dei progetti più interessanti del rapper di Queensbridge.

Il disco riscuote un notevole successo commerciale, debuttando al primo posto della Billboard Hot 200 e muovendo 470,000 unità nella prima settimana. I Am sarà poi certificato due volte disco di platino negli USA, al pari di It Was Written.

Perché recuperarlo? Anzitutto, è con questo progetto che Nas inizia a sperimentare con la musica. Illmatic e It Was Written presentavano un sound molto classico, che aveva reso il rapper famoso. Con I Am invece, Nas esce dalla propria comfort zone aiutato da produttori del calibro di Timbaland, dei Trackmasters e degli Hitmen: tra i brani spiccano sicuramente Hate Me Now (feat. Puff Daddy), You Won’t See Me Tonight (feat. Aaliyah) e Mr. Knockboot.

Dopo anni, la scrittura di Nas torna a brillare e a dare voce a contenuti degni di nota.

Rispetto poi al disco precedente, la scrittura torna a brillare: dismessi gli abiti del gangster, Nas riprende infatti a dipingere il ghetto dando voce alle persone che lo abitano (Small World) e ai luoghi che lo hanno cresciuto (New York State of Mind Pt. 2). A mio avviso, la monotonia dei contenuti di It Was Written aveva soffocato le abilità del rapper, che con I Am si mostra in gran forma.

Altra nota di merito a favore dell’album è la grande varietà di contenuti, che si fanno portatori di un messaggio di positività e di speranza. Nas rende infatti omaggio a Biggie e Pac con We Will Survive, dà voce ai fratelli neri in Ghetto Prisoners e si scaglia contro il sistema con I Want To Talk To You. Il rapper tocca tanti temi, sociali, politici e culturali, ma lo fa con una visione ottimistica del futuro, oscurata in seguito dalle tinte apocalittiche di Nastradamus.

Dopo I Am, a Nas serviranno diversi anni per riprendersi e ripresentarsi con un altro progetto degno di nota (Stillmatic). Questa vuole quindi essere l’occasione per valorizzare un album significativo che, pur non essendo annoverato nell’olimpo dei dischi rap, mantiene una propria identità e profondità.

Potete recuperare I Am di Nas cliccando sul link che trovate qua sotto oppure su Amazon. Siete d’accordo con la nostra analisi? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti dopo avergli dato un ascolto… enjoy!

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

 

 

 

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