Bentornati tra le righe de lacasaelrap.com con una nuova intervista! Approfittando delle date di presentazione del libro Il giorno dopo, pubblicato per Rizzoli, che hanno visto il suo autore impegnato nell’ultimo mese del 2019, abbiamo avuto l’occasione di sottoporre qualche domanda proprio a Luchè.
L’artista napoletano, instancabile e sempre alla ricerca di stimoli, nel libro ripercorre la sua vita e la carriera senza nascondere nulla – leggi il nostro approfondimento – e in questa intervista ha fatto lo stesso facendo emergere la personalità dell’uomo, dell’artista e di riflesso del suo lavoro.

L’approccio è stato uguale, con la differenza che nel libro posso scrivere tutto. Siedi, ti concentri, e ti lasci andare al racconto. Per cui il contenuto è più libero. Su questo aspetto è stato più facile. Ritornare indietro di vent’anni invece, è stato più complicato poiché dovevo ricomporre tanti passaggi e situazioni.
La canzone, ho capito, è più difficile da comporre strofa dopo strofa. Il libro è stato un unico flusso.

Solitamente non si va nei dettagli. Quando esce un disco mio – ad esempio – non mi chiedono mai perché ho detto una determinata frase o una rima. Le domande sono ripetitive giusto per portare a casa un articolo innocuo. E non si approfondisce mai. Non si porta mai a galla la personalità dell’artista, che potrebbe invece costruire un racconto più completo. Se ci limitiamo a dire quanti Featuring hai, con chi hai lavorato, quando inizia il Tour, etc… il risultato è uniformare troppo, rendendo gli artisti tutti uguali.
Tutto questo mi fa capire che chi fa le interviste forse il disco non lo ascolta neanche, capito? Invece bisognerebbe parlare di cose che vanno al di là della musica. Di quello che c’è dietro la musica.

È un percorso molto umile, noi siamo partiti in maniera molto umile. Però spero proprio di sì. C’è bisogno di tempo perché io sono uno. E anche la redazione di Power è costituita da persone che sono abituate a lavorare in maniera “superficiale” e così – nel tempo – sto cercando di spingerli in quella direzione là. Vale a dire approfondire, essendo originali, diversi, interessanti.

Stiamo un po’ a pezzi. Riconosco che in questa fase non abbiamo una guida perché quando osservo tutta questa gente che va ai concerti – e intendo ogni genere di concerto, non soltanto i miei – mi accorgo che in Italia c’è stato un rinascere della musica live. Un po’ di anni fa era inimmaginabile ipotizzare che a un concerto andassero 10-20 mila paganti. C’è chi suona in questo palazzetto o in quello stadio, ciò vuol dire che le persone capiscono la loro volontà di voler comunicare, trovare uno scambio, un dialogo, ma non sanno come. Okay? Però si perdono. Questo avviene perché non ci sono dei Leader con personalità forti tali da poterli indirizzare in qualche modo. È una condizione di sospensione, di bilico, ma c’è una ripresa della musica rispetto al passato. Da quando ho iniziato a fare musica non ho mai riscontrato un periodo dove si fanno così tanti numeri. Quindi noto che c’è necessità di musica.

Ottimo! L’album Potere ha compiuto un anno e poi sono stati pubblicati tanti Featuring, assai importanti. Del resto io faccio sempre così. Realizzo un album e poi mi mantengo vivo e costante con i Featuring. Quest’anno mio è stato intenso. Lo testimonia anche il singolo Stamm fort’ con cui ho avuto un exploit e una attenzione maggiore. Ribadisco: anno superlativo.

Sì, esattamente. Sono stato in America a lavorare con alcuni produttori statunitensi di rilievo, stiamo provando a chiudere nuovi Featuring. Io scrivo in lingua inglese, quindi sto iniziando anche a comporre per artisti d’Oltreoceano. Nomi è prematuro per farne, però voglio portare la mia musica sempre di più in USA.

Voglio lavorare anche in qualità di autore laggiù.

Per ora è sufficiente così.
La ristorazione viaggia bene e non ho intenzione di fare ulteriori investimenti rispetto alle attività in corso a Londra e a New York. Voglio dedicarmi al 100% alla musica e alla linea di moda, naturalmente dando priorità alla musica.

Boh. Cosa dirti … Sono giorni convulsi perché sto presentando il libro Il giorno dopo in molti posti e dialogo con tantissimi ragazzi che mi pongono decine di domande. In queste occasioni stabiliamo bellissimi momenti di conversazione ravvicinata e senza filtri. Mi chiedono di tutto.
Non saprei dirti… mica sei il gemello sconosciuto di Marzullo?