Lo staff di Rapologia ha ripercorso i cambiamenti che il rap americano ha vissuto negli anni ’10 del nuovo millennio.

Il decennio appena conclusosi chiude un periodo fenomenale per il rap americano. Il genere è infatti divenuto il più ascoltato in tutto il mondo imponendosi come fenomeno culturale e sociale. Complice la crisi che sta interessando pop e r&b, il rap ha valicato le proprie frontiere arrivando a toccare cuori e menti di milioni di persone: l’intera cultura hip-hop, in un qualche modo, è tornata a raggiungere ed unire un pubblico assai vasto. I confini tra le varie “famiglie musicali” si sono fatti più labili e, in particolare, la trap di Atlanta è divenuta predominante.

Cosa ci aveva lasciato la prima decade del nuovo millennio? Mentre tentava di lasciarsi alle spalle gli orrori degli anni ’90, il rap americano ha conosciuto una grande fioritura. Superata infatti la polarizzazione tra East e West Coast, tutte le aree geografiche nelle quali siamo soliti dividere il genere hanno trovato la loro voce.

Ad est, nonostante Nas e Jay-Z continuassero la loro faida – conclusasi poi nel 2005, New York tornava a dettare legge nel mainstream grazie a 50 Cent. Get Rich Or Die Tryin’ è uno degli album rap di maggiore successo di sempre ed ha avuto il merito di unire un’immagine tipicamente West Coast ad un sound e uno stile propri della Grande Mela. Pure il lato occidentale degli Stati Uniti aveva ritrovato un rappresentante, anche se icone come Snoop Dogg non se ne erano mai andate: stiamo parlando di The Game. The Documentary era destinato a diventare un classico, sancendo il sodalizio tra il rapper e Dr. Dre.

Tuttavia, i cambiamenti maggiori hanno interessato il Midwest e il Sud. Il primo ha infatti dato i natali a Kanye West ed Eminem, tra i rapper più longevi e influenti di tutta la storia. Ye aveva mosso i primi passi come produttore sul finire degli anni ’90, beneficiando della spinta dell’amico Jay-Z. I primi anni ’00 hanno invece segnato per lui il debutto da solista con The College Dropout: il primo di una lunga serie di successi. Dall’altra parte Eminem che, scoperto da Dre, è riuscito a fare della irriverenza la propria carta vincente: The Marshall Matters LP ha inaugurato un decennio incredibile per lui, fatto di Grammy, Oscar e #1.

Al sud poi, rapper come Ludacris, T.I. e Rick Ross mostravano ai loro colleghi che anche il Dirty South aveva qualcosa da dire: proprio qui sono stati gettati i semi della trap, la cui paternità è da ricondurre a Jeezy, Tip e Gucci Mane.

Il panorama femminile ha invece conosciuto vicende alterne. Se, infatti, i primi ‘00 hanno portato grandi successi a Missy Elliott, Lil Kim, Eve, Trina e Foxy Brown, quelli successivi al 2005 hanno visto scomparire questi nomi, prigionieri di malattie, pene da scontare in galera o problemi con le etichette: bisognerà aspettare l’arrivo di una ragazza del Queens per veder tornare in auge il rap in rosa.

Quello che state per leggere è il frutto di una grande lavoro di squadra, che ha tenuto impegnato il nostro team a lungo. I nostri punti di riferimento sono stati la qualità, l’impatto culturale, la portata innovativa e la risonanza mediatica che certi artisti, progetti ed eventi hanno avuto. Perdonateci se non troverete il vostro rapper preferito o il vostro album del cuore, ma la speranza è che questa “cronistoria” del decennio passato possa suscitare un dibattito nel pieno rispetto delle idee altrui… buona lettura!

L’hip-hop non ha smarrito la retta via: gli artisti migliori del decennio ce lo hanno dimostrato.

Il decennio si è aperto con il debutto di due artisti destinati a trasformare il volto del rap game: risale infatti al 2010 l’esordio ufficiale di Drake e di Nicki Minaj. Il primo ha dato sfoggio, negli ultimi tempi, di un  potenziale commerciale enorme che lo ha reso “il rapper preferito di tutti”. Nonostante questi traguardi, Aubrey verrà ricordato per aver fatto brillare la propria versatilità e scrittura, scavalcando i confini della musica rap. Drake è di diritto l’artista più influente della decade e continuerà a dettare legge per molti anni.

La labelmate Nicki ha invece rammentato all’industria musicale quello di cui è capace una femcee talentuosa. Dopo anni di oblio, il rap femminile è tornato in classifica grazie alla camaleontica Onika, responsabile di aver riaperto le porte che Cardi B e tante altre hanno potuto attraversare. Una tecnica invidiabile, unita ad un’immagine di un certo impatto, le ha infatti permesso di divenire una dei rapper più iconici di tutti i tempi.

Il 2010 è stato anche l’anno in cui Kanye West ha fatto il proprio ritorno con un nuovo progetto. Ridurre Mr. West a rapper non gli renderebbe onore. Di diritto uno degli artisti più influenti di sempre, Ye ha fatto della sperimentazione la propria carta vincente. Le sue recenti vicende personali hanno spesso messo in secondo piano le sue creazioni, ma non dobbiamo dimenticare che Kanye West ha stravolto non solo il modo di fare musica, ma anche il modo di concepirla.

L’anno successivo, una nuova schiera di debuttanti ha fatto ingresso nel mondo dell’intrattenimento: anzitutto, Kendrick Lamar. K-Dot è l’artista che – insieme a Drake – ha maggiormente definito questo decennio. Il rapper di Compton ha messo la propria mente geniale al servizio dell’intera cultura hip-hop. Grazie ad una finezza lirica con pochi precedenti, Kendrick ha dipinto la vita e dato voce ai palazzi del ghetto, alla comunità afroamericana e all’umanità intera.

Anche la North Carolina ha trovato il proprio riferimento nel 2011: J. Cole. Il rapper di Fayetteville ha avuto il merito di fare del conscious rap un fenomeno mainstream, superando ogni cliché e sottraendolo all’oblio al quale sembrava destinato. Cole ha sempre affrontato tematiche di un certo spessore come la ricerca della felicità, la dipendenza e la depressione. Dando voce alle proprie difficoltà così come a quelle di chi gli stava intorno, ha reso più umana la propria discografia.

Coevo all’esordio ufficiale di Kendrick e Cole è quello di Young Thug. Il rapper di Atlanta ha creato un brillante immaginario musicale, mostrando ad intere schiere di artisti nuovi modi di piegare la voce alle proprie esigenze ed osare con le melodie. Grazie infatti al proprio approccio innovativo, Thug può essere considerato a tutti gli effetti uno dei padri della nuova generazione di rapper.

Anche Pusha T ha iniziato a farsi strada nel mainstream in questo periodo. In termini di tecnica, citarlo è imprescindibile: il suo merito infatti è stato quello di aver messo al centro la scrittura in un’epoca in cui non veniva apprezzata da tempo. Con Pusha, ogni barra ed ogni parola hanno un peso enorme ed un ruolo fondamentale nel tratteggiare un racconto vivido e reale. Davvero strano se si pensa al fatto che proprio Pusha T aveva detto che il testo non conta più, al contrario del sound…

Future inizia invece a farsi un nome nel 2012 per poi divenire, in poco tempo, uno dei rapper più prolifici di tutti i tempi. Con una trentina di progetti all’attivo, Future è il padre della trap contemporanea ed uno dei pochi a sapersi destreggiare sia con il rap che con l’r&b. Con l’aiuto delle proprie melodie oniriche il rapper ha dato vita ad un universo artistico accessibile a tutti.

Altro nome fondamentale per questo decennio è quello di Travis Scott: Look Mom I Can Fly o come passare dal suonare davanti a venti persone all’essere una superstar. Da Days Before Rodeo al recentissimo Jackboys, il percorso di Travis è stato una continua crescita, come se le montagne russe di Astroworld, per incantesimo, salissero all’infinito. La certezza, artistica e non, è una sola: anche per i prossimi dieci anni il rap mondiale non potrà fare a meno di lui.

I Migos sono invece da annoverare tra i leader delle nuove generazioni di trapper. Sia come trio che come solisti, sono tra i nomi più richiesti e si sono impressi indelebilmente nell’immaginario collettivo. Sinonimo di garanzia, i Migos possono essere considerati i “Mida del rap”: con loro, la hit è assicurata.

Nel giro poi di soli due anni, Cardi B ha scosso l’industria invadendo i social media e le classifiche. La rapper del Bronx è riuscita a divenire un fenomeno mediatico, fatto che le ha garantito il successo in campo musicale. Unica femcee con tre singoli alla #1 nella principale classifica americana e prima donna a vincere il Grammy per Best Rap Album: di lei non ci si scorderà facilmente.

Ci sono infine alcuni rapper che, pur non rientrando tra i più influenti, hanno saputo ritagliare un posto per sé: anzitutto, Eminem. Reduce da un decennio spettacolare, Slim Shady si è assicurato una presenza costante nelle classifiche con progetti che hanno spesso diviso tanto la critica quanto i fan. Pur non avendo fatto scuola come in passato, Eminem è sempre riuscito a far parlare di sé schierandosi apertamente contro Trump, ingaggiando faide con l’entusiasmo di un tempo e ricordando a tutti perché è uno dei GOAT del rap game.

Anche Chance The Rapper merita un posto tra le nostre menzioni. Chancelor ha reso il gospel-rap un fenomeno mainstream introducendo al contempo un nuovo modo di commercializzare le proprie creazioni. Impossibile poi dimenticare Tyler, The Creator. Un innovatore a livello di stile e di immagine, il leader degli Odd Future ha cambiato la scena rap grazie al proprio collettivo per poi tracciare di recente un percorso più personale dove un ruolo fondamentale è svolto dalla sua sessualità.

Infine, ASAP Rocky. Fattosi strada dal nulla, il rapper è riuscito a rimanere rilevante per anni. Rocky ha dato vita e promosso un nuovo stile che nessun altro, nel mainstream, stava facendo al tempo. Il suo ottimo orecchio per la produzione gli ha sempre permesso di creare progetti eleganti ed innovativi, una delizia per gli addetti ai lavori.

Sperimentazione, poesia e consapevolezza hanno forgiato i dischi migliori degli ultimi dieci anni.

Un posto nella storia spetta sicuramente a My Beautiful Dark Twisted Fantasy di Kanye West: un capolavoro, dove musica e liriche trascinano l’ascoltatore all’interno del suo mondo. Dopo lo struggente 808’s & Heartbreak, Ye è tornato a deliziare i fan con questo album monumentale, che funziona sotto ogni punto di vista.

Altro disco iconico è sicuramente Watch the Throne. La penna di Jigga unita alla visione artistica di Mr. West ha dato vita ad un’autocelebrazione opulenta e roboante, una rappresentazione musicale del loro genio.

To Pimp A Butterfly di Kendrick Lamar è invece la dimostrazione che la cultura hip-hop non ha smarrito la retta via. Una produzione sofisticata ha accolto la poesia del rapper, dando voce alla stessa comunità afroamericana oppressa e sfruttata dall’industria. K-Dot ha toccato numerosi temi quali la questione razziale, le ingiustizie sociali, la depressione e la fede: lo specchio di una società arrabbiata, ma fragile e fiera allo stesso tempo.

Altro momento storico è stato Take Care di Drake. Prima di Hotline Bling e della vetta della CN Tower di Toronto, Drizzy era “solo” un ragazzo di 25 anni che rappava e cantava di sé, delle proprie paure, relazioni ed ambizioni: da lì in poi saranno tutti figli suoi. Take Care è il disco che ha distrutto l’immagine del rapper inscalfibile, mostrando quanto le cose più interessanti fossero nascoste nelle crepe.

Dopo aver pubblicato un acclamato mixtape proprio all’inizio della decade, nel 2013 ASAP Rocky debutta magistralmente alle orecchie del grande pubblico con LONG.LIVE.A$AP. In quello che infatti è il suo primo album in studio, Rocky sembra essere in grado di rappare su qualsiasi produzione senza però tradire le proprie origini: il primo scalino di un’ascesa che lo ha portato dalla musica alla moda, sino al più recente Testing.

Alla radice della fama di Travis Scott troviamo la scura sperimentazione di un disco che ha ribaltato l’immaginario collettivo attorno al rap e che ha consacrato il rapper di Houston a “next big thing”: Rodeo è stato l’inizio di un percorso ground-breaking, che nessuno avrebbe immaginato potesse arrivare così in alto.

Passando alle menzioni d’onore, ricordiamo anzitutto DS2 di Future. Dirty Sprite 2 è il diamante della corona, il disco icona del rapper di Atlanta. Un album filtrato da litri di lean e montagne di psicofarmaci che lo rendono un capolavoro di contraddizioni, tra l’esaltazione per lo status conquistato e la consapevolezza di camminare sul bordo del baratro. DS2 è semplicemente il progetto che è andato a definire il mumble rap per come lo conosciamo e che ha incoronato Future a re della trap.

Anche Culture dei Migos merita una menzione. Con il loro esordio, il trio della Georgia ha fatto capire all’industria musicale quello di cui erano capaci sfoderando il proprio potenziale e la propria visione artistica. Se i Migos sono tra i leader della trap contemporanea, lo devono a Culture che li ha proiettati nel panorama mainstream e li ha aiutati a costruire qui solide fondamenta.

Ultima menzione per Barter 6 di Young Thug. In questo disco, un concentrato di stile e forza, troviamo un Young Thug giovane e pazzo ridefinire lo stile e il modo di essere rapper durante gli anni ‘10: un’autocelebrazione dell’erede di Lil Wayne e della trap più grezza e istintiva, senza regole né compromessi. Barter 6 è questo e tanto altro, prima che tutto ciò diventasse la norma e che i cloni di Thugga arrivassero a saturare il mercato.

Negli ultimi anni, il rap ha poi investito l’intera società interagendo con cinema, economia e tecnologia.

Politica, letteratura e cinema sono solo alcuni degli ambiti in cui la cultura hip-hop ha avuto modo di affondare le proprie radici: il decennio appena trascorso ha infatti visto il rap investire l’intera società come un ciclone. Abbiamo cercato di fare il possibile per raccogliere i momenti più significativi, ma – con molta probabilità – abbiamo perso qualcosa per strada.

Nel 2012, Tupac Shakur è tornato a calcare un palco sotto forma di ologramma: il progetto, segretissimo e portato avanti per mesi, è costato a Dr. Dre e Snoop più di 400.000 dollari. Al di là delle solite polemiche, il “mini-concerto” di Pac al Coachella ha avuto il merito di restituire a milioni di fan l’immagine e la presenza di una leggenda.

L’anno successivo, un altro grande nome della West Coast ha sollevato un polverone ancora più grande: stiamo parlando di Kendrick Lamar, che in Control di Big Sean si è autoproclamato “re di New York, sfidando i suoi pari ad eguagliare le sue imprese. K-Dot ha cercato di svegliare l’hip-hop, attirandosi le ire di molti colleghi nominati nel brano e dandoci un assaggio della grandezza che lo stava aspettando.

Risale poi al 2014 l’accordo da tre miliardi di dollari tra Apple e Beats Eletronics. Il celebre brand era stato creato da Dr. Dre nel 2008, ma l’acquisto da parte del colosso di Cupertino gli ha aperto le porte del successo rendendo le sue cuffie tra le più richieste in tutto il mondo: anche la tecnologia ha subito il fascino di questa musica.

Altro grande momento è stato il 2018. In primis, come non ricordare l’assegnazione del Premio Pulitzer a Kendrick Lamar? Il rapper si è aggiudicato questo riconoscimento per DAMN., descritto dalla giuria come “una virtuosa collezione di brani” arricchita da “un’autenticità della parola” e da una straordinaria “composizione melodica”.

Nello stesso anno, K-Dot ha curato la realizzazione della colonna sonora ufficiale di Black Panther. Al pari del film, il progetto ha riscosso un notevole successo commerciale ricevendo inoltre numerose candidature ai Grammy. Per la prima volta nella storia, una soundtrack curata da un’artista hip-hop ha avuto una risonanza mediatica tale da costituire uno dei momenti più importanti del decennio.

Parallelamente a questo, la cultura è stata però scossa da un avvenimento che ha messo in crisi la sua identità: il sostegno di Kanye West a Donald Trump. Pur non avendo votato alle presidenziali del 2016, il rapper ha proclamato tutta la propria simpatia per il presidente. Mr. West ha giustificato questa decisione appellandosi alla libertà di opinione: il pensiero dei fan è andato immediatamente alle sue condizioni, molto compromesse negli ultimi tempi.

Giustizia e salute mentale sono solo alcuni dei temi con il quale il rap americano ha avuto a che fare.

Il 2019, pur non rappresentando musicalmente un anno indimenticabile, ha comunque conosciuto eventi memorabili: lo scorso giugno, Jay-Z è infatti divenuto il primo rapper miliardario della storia. Anni di investimenti oculati e un catalogo eccezionale hanno permesso a Shawn Carter di imprimere indelebilmente il proprio nome nella storia. Jigga è anche l’unico artista ad aver ottenuto almeno una certificazione di platino per ciascuno dei tredici progetti lanciati a partire dal 1996.

Nello stesso periodo poi, Missy Elliott è entrata a far parte della Songwriters Hall of Fame: la prima donna a tagliare questo traguardo nonché il terzo artista hip-hop dopo Jigga e Jermaine Dupri. A distanza di venti anni dal debutto, la femcee continua a far parlare di sé come un tempo.

Infine, il 2019 ha visto la conclusione dell’interminabile vicenda giudiziaria di Meek Mill. I suoi problemi con la giustizia hanno promosso un movimento sociale, Free Meek Mill, sostenuto dalle maggiori celebrità. La fine di questa odissea ha portato alla registrazione di un documentario, che ha restituito al mondo intero la sofferenza degli afroamericani imprigionati nelle galere americane.

Il decennio appena conclusosi ha poi visto il decollo di due etichette che dominano ancora oggi il mercato: la Top Dawg Entertainment e la Young Money. La prima, fondata nel 2004, ha dato casa ad alcune delle menti migliori degli ultimi anni provenienti non solo dal mondo del rap, ma anche dall’universo r&b: Kendrick Lamar in primis, ma anche Jay Rock, SZA, ScHoolboy Q e Ab-Soul.

La seconda è stata invece fondata nel 2007 da Lil Wayne, il quale ha avuto il merito di lanciare Drake e Nicki Minaj: con la Young Money, questi tre rapper hanno pubblicato un progetto di successo dopo l’altro. In particolare, Drake è divenuto l’artista più streammato della decade: la conferma che la strada verso lo status di leggenda è oramai spianata.

Drizzy ed Onika detengono anche un altro primato. Sono infatti i rapper che, in questi anni, hanno ottenuto il maggior numero di certificazioni pur avendo debuttato soltanto nel 2010: 251 milioni di unità per Aubrey e 113 milioni per la femcee – includendo sia i brani da solisti che da ospiti.

Concludiamo questo percorso ricordando tutti gli artisti che hanno invece perso la vita: Mac Miller, Lil Peep, XXXTentacion, ASAP Yams e Juice Wrld, vittime di una dipendenza dalla droga che dovrebbe riportare l’attenzione sul tema. Nipsey Hussle, freddato al di fuori del suo negozio di Los Angeles. Prodigy, Phife Dawg, Bushwick Bill, Adam Yauch e Guru, scomparsi a causa delle malattie con le quali convivevano da tempo. Ancora, Nate Dogg, stroncato da un ictus, e Sean Price, morto nel sonno nel suo appartamento newyorkese. Heavy D e Shawty Lo, vittima di un incidente stradale.

A quali obiettivi deve mirare la cultura hip-hop nel prossimo decennio?

Davvero tante sono le sfide che attendono il genere nei prossimi anni. A fronte di un’industria musicale che cambia quotidianamente, il rap americano dovrà essere in grado di arginare le derive più inconsistenti della trap odierna e di liberarsi dai limiti fissati dallo streaming. Salute mentale, uso di droghe e violenza sono solo alcuni dei temi che la cultura hip-hop è chiamata a trattare, facendo sentire la propria voce forte e chiara.

Il prossimo si prospetta essere un anno fenomenale: all’orizzonte si intravedono infatti i comeback di molti rapper, Kendrick Lamar e J. Cole tra i tanti. La speranza è che il 2020 possa costituire il brillante inizio di un altro decennio storico.

L’hip-hop è vivo e vegeto e noi siamo grati di poterlo testimoniare.

Lo staff di Rapologia

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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