Un’intervista a MezzoSangue riguardo tanti argomenti: dal progetto Hurricane al suo recente passato, sembra che il rapper con il passamontagna abbia ancora molto da dire.

Sono passati sette anni da quando MezzoSangue rilasciò Musica Cicatrene: un brano che – piaccia o no – ha ridefinito i canoni del conscious rap italiano, introducendo barre pregne di contenuto ed impreziosite da citazioni prese dal mondo del cinema, della filosofia e della letteratura. Ma quella di MezzoSangue non è stata una novità solo in termini musicali, visto che tuttora continuiamo a considerarlo come “il rapper con il passamontagna”: una scelta difficile ma coraggiosa, che lo ha più volte tormentato ma che alla fine ha deciso di accettare. Perché ai tempi di Capitan Futuro vol.1 – contest organizzato da Esa nel lontano 2012  – lasciare che le parole fossero le protagoniste era una rivoluzione, oggi è sinonimo di incertezza. In primis perché ormai di rapper mascherati ce n’è più di uno, anche tra gli emergenti o tra gli sconosciuti che si cimentano nel gioco, ed in secondo luogo perché vendere la propria immagine è una mossa di cui nessuno oggi può fare a meno in questo business.  

In occasione del Progetto Hurricane – che darà la possibilità a rapper e produttori emergenti di apparire nel suo prossimo progetto atteso per la prima metà del 2020 – abbiamo contattato MezzoSangue per capire come procede la sua battaglia, alla ricerca di una pace che sembra non aver trovato, come dimostra la gestazione lunga e travagliata che ha dato vita a Tree – Roots & Crown. Ne abbiamo approfittato quindi per ripercorrere alcune tappe della sua carriera, per parlare della gente che lo segue fedelmente nel Sua Cuique Persona tour e per capire cosa è cambiato dai tempi del vol.1 del progetto Hurricane, a ben sei anni di distanza. 

Ciao Mezzo! È passato qualche giorno dalla prima data del Sua Cuique Persona tour a Bologna.. Come è andata?
«Molto bene, c’è stata una gran bella risposta da parte del pubblico. Ci sono città come Bologna e Torino che sono sempre state molto partecipi.» 

Prima di arrivare al progetto Hurricane vorrei fare qualche passo indietro. Il tema dell’attesa ha contraddistinto molti artisti ultimamente, come Marracash o il Colle Der Fomento che sono tornati con un disco nuovo dopo tanto tempoosa che è successa anche a te prima di Tree- Roots & Crown. Molti pensano che quando si torna lo si fa perché ogni cosa è tornata al suo posto, ma è stato anche per te così?
«No, quando è uscito il disco ero ancora nel periodo buio, diciamo che l’idea mia originaria era quella di cancellare tutto, fare tabula rasa e non pubblicare nulla di ciò che avevo fatto. Volevo scrivere un altro disco da capo. Il problema è che ci ho lavorato talmente tanto che non sono riuscito più a distinguere dove stavo andando e dove volevo andare. Ma erano già passati tre anni ed ho deciso comunque di fare una fotografia di quel momento lì..» 

Tornando al tema dell’attesa.. Non so se hai mai visto Mother. Quel film mi ha scioccato, perché finalmente qualcuno è riuscito a descrivere alla perfezione il processo di creazione dal punto di vista di chi lo fa: che si tratti di un disco, di un film o di qualsiasi forma artistica. È quello il sentimento che si prova e non è affatto semplice, anche se da fuori può sembrare così..» 

A proposito di Tree – Roots & Crown, credo sia un punto di non ritorno nella tua discografia. Rispetto ai lavori precedenti sembra essere quello che ha avuto bisogno di più tempo per.. prendere vita. Sapevi che sarebbe andata così?
«Questo disco è maledetto (ride, ndr), c’ha proprio una vita sua tanto che fatico a stargli dietro. C’è il chitarrista che suona con me che mi dice sempre che è un disco che non può essere controllato, almeno in questo momento.» 

Il disco contiene la traccia Ologramma, di cui hai anche fatto il video. sembri esser stato profetico riguardo alla situazione grave del nostro pianeta, che ultimamente è estremamente peggiorata. Com’è nata l’idea di collaborare con GreenPeace?
«, è un tema che io – come tanti altri – sentiamo molto presente nelle nostre vite. Per il video volevo una collaborazione ad hoc che mandasse un certo tipo di messaggio. Mi sono messo quindi in contatto con loro, con SeaShepard ed altre organizzazioni di questo tipo. Green Peace si è detta subito interessata, ci ha aiutato col video, con la comunicazione del progetto ed insieme a Marcello Saurino abbiamo fatto uscire il video. Quello che dici tu, che è sembrato quasi profetico, è stata una “fortuna”, altrimenti poteva sembrare che lo avessi fatto apposta. Ti fa capire che è un problema che ormai ci affligge da parecchio tempo, bastava farci attenzione.» 

Nel video del pezzo dici che l’unico modo per avere un futuro è smettere di distruggere il presente. Tu che hai sempre creduto nella filosofia, nel cinema e nell’arte, credi ancora che questi elementi possano dare una mano  ai ragazzi di oggi?
«Bella domanda. Guarda, posso dirti che è un argomento sul quale ultimamente sto riflettendo molto. Quello che credo è che quando qualsiasi tipo di arte – che sia il cinema o la musica poco importa – diventa di massa, diventa molto più semplice dargli dei significati o guidare alla comprensione la maggior parte dei fruitori. Specialmente nel cinema, vedo che oggi molti argomenti sembrano aver preso una direzione ben precisa che non condivido poi tanto..» 

Quindi credi sia proprio il mezzo ad aver cambiato la sua natura e non i destinatari?
«Diciamo che non riesco più a capire dove finisce uno e dove inizia l’altro. Non capisco se è il contesto ad influenzare l’arte o gli artisti provano ad influenzare la massa in modo che si pensi in un determinato modo: è un fatto di contaminazioni, bisogna capirne solo la natura.» 

È un discorso che applichi anche al rap?
«, anche se non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono tante belle realtà che hanno spostato l’attenzione verso l’importanza degli argomenti.. Credo però che ancora non abbiano lo stesso peso mediatico delle altre cose.» 

Ecco, anche io penso che ci sia più attenzione oggi da parte degli artisti. Quindi volevo chiederti come ti senti tu al riguardo, che hai sempre difeso il contenuto nella musica.
«A me a volte viene da ridere, perché alla fine torna tutto lì, non c’è niente da fare.  Se vuoi puoi fare il giro largo, prendere da altre strade, ma è sempre da lì che ad un certo punto devi passare: dall’introspezione, da un certo tipo messa in dubbio. Ti dicevo, quando ci penso a volte mi viene da ridere ma poi penso che anche questo fa parte della vita, se una cosa deve accadere accade.» 

Uno degli elementi che più ti distingue è proprio l’intenso rapporto che hai col tuo pubblico, lo si vede nei live ma anche nei format che porti come la One to One Xperience di Parlami. Quanto sono stati importanti nel tuo percorso gli ascoltatori e quali sono state le sensazioni che hai ricevuto dall’esperienza di Parlami?
«Parlami.. Beh,  partirei dall’idea del video. Pirandello parlava sempre di quarta parete, del distacco tra pubblico e chi sta sopra il palco, infatti iniziava gli spettacoli passando tra le persone in modo da distruggerla la parete. L’idea è  proprio quella di pormi allo stesso livello delle persone che mi stimano, uno per uno.  Considera che per scegliere quelle presenti nel video abbiamo fatto una vera e propria selezione in base alla risposte che davano su domande del tipo: “credi o no al passamontagna?” E’ stato bello vedere le diverse reazioni che avevano, c’era chi si bloccava completamente, restava immobile o congelato, e c’era chi scoppiava a piangere senza alcun timore. Per quel che riguarda il titolo lo avevo legato ai chakra, nei colori verdi e blu, ognuno con un significato proprio, ma poi ho preferito chiamarla Parlami proprio per onorare questo regalo che volevo fare al mio pubblico.»

A proposito di Parlami, mi sembra una continuazione di De Anima. Sembra che più che le risposte siano cambiate le domande.
«Guarda, forse la risposta è proprio questa.  Sono cambiate le domande, come se ormai facessero parte di me.. Forse sono diventate più autoreferenziali, personali, più criptiche.. Nonostante anche in De Anima parlassi a qualcuno che sta dentro e non fuori da me. Effettivamente non ci avevo mai pensato, ma sembra proprio una continuazione di quel pezzo lì…» 

Anche Out of The Cage rappresenta un cambiamento nel tuo modo di approcciarti o è soltanto un episodio isolato?
«Eh, questa è una cosa con cui faccio spesso a botte. Cercavo un singolo che fosse più leggero, diciamo più per gli altri che per me, che anticipasse il progetto Hurricane e ne rappresentasse in qualche modo le intenzioni. Però sia chiaro che nel nuovo progetto ci sarà il mio solito filone…» 

Per presentare il vol.1 rilasciasti Soliloquio..
«Esatto, anche quella era una traccia simbolica, che voleva raccontare l’anima del progetto intero.  Ma anche nel volume 2 ci sarà un altro Soliloquio…» 

Penso che la tua voglia di dar vita ad un progetto simile sia legata al contest con cui tu sei venuto fuori, Capitan Futuro.
«Sì, viene propria da quella storia lì.  Ricordo che mandavo i miei brani a chiunque, anche ad artisti noti, ed il massimo della risposta che ricevevo era: “Si, molto bravo” e la storia finiva lì. Non avevo un modo di farmi sentire per davvero. Adesso voglio usare il mio riconoscimento pubblico per dare visibilità a chi, secondo me e secondo il pubblico – perché sarà il pubblico a votare gli artisti scelti – merita davvero.  Ci sarà quindi una battle finale nella data di Roma dove i tre vincitori saranno presenti nel nuovo mixtape sulle tre strumentali che abbiamo messo a disposizione sul sito del progetto Hurricane. Anche i produttori potranno partecipare, ne verranno selezionati 10 da una giuria composta tra gli altri da me e Squarta, e verranno proposti a tre artisti differenti che potranno scegliere i loro beat preferiti da usare.» 

Quando pensi di rilasciare il nuovo progetto?
«Considera per febbraio, marzo 2020, subito dopo la fine del tour e quindi del contest. » 

Per concludere vorrei chiederticollegandomi al discorso precedente dei chakra, che colore rispecchia Mezzosangue in questo momento.
«Sicuramente Blu.»
 

L'articolo «Il rap passa sempre dall’introspezione» – Intervista a MezzoSangue proviene da Rapologia.it.