Penna Capitale è il secondo album dei Club Dogo, un piccolo caso underground all’epoca: vendette infatti più di duemila copie in appena dieci giorni. Una cifra da capogiro per l’epoca, anche se a guardare i risultati più recenti del rap italiano viene quasi da sorridere. Diciamolo subito, a posteriori possiamo ammettere che quello fu un vero disco di svolta per il gruppo: ultimo disco prima delle major, primo disco con un suono in cui lo stile di Don Joe – ora anche autore di libri – diventa più che riconoscibile. Erano anni in cui a Milano era ormai scomparsa la dimensione della piazza, tanto cara al gruppo, e arrivava la prima street-fame. In un momento di consapevolezza più che politica, Guè Pequeno rappa: “parlo da giovane leader: è nostro il domani”. Una consapevolezza e una lucidità politica che non cede però un passo allo stile.
Il disco si apre con D.O.G.O. – street single potentissimo insieme a Marracash e continua poi con brani forti come Una volta sola, Cani Sciolti (2006), Falsi Leader. Non mancano brani più leggeri come Briatori, Don’t Test e Non sto in cerca di una sposa per un disco che battezza in tutto e per tutto lo stile del gruppo.

Il rap è di livello altissimo ed anzi è sorprendente notare la longevità di un disco che nonostante gli anni rimane ancora ottimo per wordplay, vocabolario, delivery, tematiche. Barre come “Il mondo non è razzista a meno che non sia Moro / Non è classista a meno che non sia senza lavoro / Non è sessista a meno che io sia un uomo / E la giustizia è uguale per tutti quelli uguali fra loro” e “Non ho speranze mai di uscire con Giorgia Surina / La guardo su Max e me la immagino… sai già la rima / Se eravam belli avrem fatto di fisso i modelli / Ma siamo brutti resta solo fare i farabutti” convivono nello stesso disco con una spontaneità tale da donare una naturale complessità ai due rapper. Nessuno dei due è semplicemente lo zarro o il grande pensatore: in questa diversità di umori e nella capacità di tenere al passo il registro e l’intenzione al microfono sta la capacità tanto di Jake che di Guè.

Voto: 9/10

Credibili sia nei momenti più leggeri che nei più impegnati ma sempre riconoscibili. Punchline e immagini vivide restituite da due dei rapper più forti d’Italia in un momento di buio per la scena rap.

Voto: 9/10

Don Joe è produttore e direttore artistico del disco ed è nella decisione di sposare i campionamenti anni ’80 all’uso dei sintetizzatori che si distingue (impronta che raggiungerà la massima maturità espressiva con Dogocrazia). Tra gli artisti campionati troviamo Serge Gainsbourg, The Winstons, Kate Bush, Four Tops, Pink Floyd: campioni che segnalano lo stacco dalle sonorità Motown di cui era denso il primo disco.

Voto: 9/10

A posteriori è facile dirlo, ma Penna Capitale è un classico del rap italiano sia per il modo in cui ha lanciato i Dogo verso il mainstream, sia per le produzioni di assoluto livello e le strofe di ottimo rap. Questo è un disco carico di consapevolezza (“la svolta è figlia di sbattimento” o ancora “la dolcezza è una carezza coi calli sopra le mani”) che non fa il verso agli americani o ai francesi (nonostante dei riferimenti si colgano, ovviamente) né alla vecchia scuola che fu. Un disco forte, una produzione di alto livello, due rapper tra i migliori in Italia.