In data primo Marzo è stato pubblicato per Universal il secondo album di Jacopo Lazzarini, meglio noto al grande pubblico come Lazza. Re Mida ha suscitato grande favore del pubblico – e non solo: leggi la nostra recensione per approfondire – permettendo a molti giovani di avvicinarsi al genere e al suo modo di fare musica.

Questo articolo ha come obiettivo quello di far comprendere quanto la scelta di creare due repack dello stesso album, ci riferiamo a Re Mida (Piano Solo) e a Re Mida Aurum, non sia una scelta casuale: Lazza vuole mostrare il profondo legame tra musica classica e tutte le sue “degenerazioni” successive che, non solo non devono essere intese come tali, ma che racchiudono in se stesse la natura prima dell’artistico e del classico.

Avendo cura di garantire la perfetta comprensione dell’articolo in ogni sua parte, è necessario fare alcune precisazioni. La tragedia nel mondo classico era composta da ben 5 momenti: in questo disco abbiamo azzardato la comparazione proprio ad una tragedia!

Quella da noi illustrata è, però, articolata in soli tre atti. Perché? Semplice: siamo voluti andare contro la tradizione classica, abbracciando il clima anticonformistico dell’album e dell’artista!

Lazza Re Mida Arancia Meccanica KubrickLazza Re Mida Arancia Meccanica Kubrick

La scena che si presenta ai nostri occhi è quella di un gigantesco teatro distrutto, che, in questa sua nuova veste, non vuole più spingere lo spettatore a disintossicarsi dagli sbagli, ma, al contrario, vuole mostrare la bellezza dell’errore.

Si presenta in questo senso la distruzione completa dell’arte adoperata da un sublime tragediografo che mette in versi lo scontro tra presente e passato.
A voi lettori un cordiale benvenuto: va in scena il black drama Re Mida, diretto ed orchestrato dal maestro Jacopo Lazza Lazzarini.

“La gente spesso parla di crudeltà “bestiale” dell’uomo, ma questo è terribilmente ingiusto e offensivo per le bestie: un animale non potrebbe mai essere crudele quanto un uomo, crudele in maniera così artistica e creativa.”                                        (I Fratelli Karamazov – Dostoevskij)

Bisogna porre attenzione nell’ascolto di questo disco. Nell’edizione Aurum dell’album abbiamo un brano d’apertura differente dalla prima versione: la traccia è Ouver2re.

Il nome di questo brano spiega l’intera natura del disco e ciò che l’autore vuole comunicarci. Nel mondo classico, infatti, l’ouverture sta ad indicare una parte orchestrale che viene eseguita quando il sipario teatrale non è ancora aperto: lo troviamo in quelli che sono i grandi componimenti orchestrali come La gazza ladra di Rossini. Queste opere tendono a delineare uno scenario drammatico.

Lazza qui ci propone già tutto quello che avremo successivamente: stravolgere il paradigma! Siamo di fronte al parricidio dell’arte classica: l’artista “uccide” questo genere proprio come Bruto uccide Cesare. Da questa morte, però, come una fenice greca, il classico rinasce portando dietro sé nuovi colori e sfumature.

Alla base della padronanza di un’arte c’è sempre la tecnica e di questo è consapevole il rapper milanese, la cui preparazione musicale è fortemente influenzata dalla cultura classica: qual è dunque l’azione più radicale che è possibile compiere? Uno stravolgimento del paradigma che porta a qualcosa di nuovo, ambiguo e misterioso! Uno stupro violento, ma consapevole: ciò genera qualcosa di magnetico e brutale, dal quale non possiamo distogliere lo sguardo.

Siamo di fronte a qualcosa di naturale e quotidiano, ma che possiede una carica esplosiva e che risulta incredibilmente violento: Stanley Kubrick la definirebbe A Clockwork Orange o, più semplicemente, una Arancia Meccanica. Proprio come nel film, Alex – cioè l’odio individuale verso il prossimo – viene prima allontanato e poi nuovamente reintegrato; allo stesso modo, il rapper prima allontanatosi dagli studi classici, reintegra il suo background in questo nuovo progetto musicale.

Il rapporto tra Zzala e Alex, protagonista del film, è semplice e diretto; entrambi puntano ad un unico obiettivo: l’ultraviolenza. Abbattere lo statuario splendore del mondo classico non è mai stato così semplice: basta dare voce allo spirito dionisiaco dell’uomo – che, nella filosofia di Nietzsche, si riferisce alla doppia manifestazione del distruggere e del creare, giustificata come saggezza vitale – e improvvisamente tutto è caos.

“- Il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione – la musica mi venne in aiuto.”

(M. McDowell in Alex – A Clockwork Orange)

Abbiamo compreso che vi è sicuramente un legame tra la figura del rapper milanese e quella del drugo londinese. È necessario analizzare meglio: osservando la copertina del disco si può notare il forte contrasto tra l’artista in primo piano e lo sfondo, facendo apparire quasi scontato il rimando alla scena iniziale del film, quando Alex e i suoi drughi si trovano nel Korova Milk Bar.

I quattro drughi, al contrario di Lazza nella cover ufficiale di Re Mida, sono vestiti interamente di bianco: la cinepresa viene distrutta da questo scontro cromatico tra il bianco di Alex e dei suoi compagni con il nero dello sfondo. Allo stesso modo la cover ufficiale della prima versione del disco è dominata dal forte contrasto tra il bianco dello sfondo e il nero di Lazza.

Ma perché questa scena risulta essere così disarmante? La risposta è da trovarsi ne La Teoria dei Colori di Wolfgang von Goethe: il filosofo, ponendosi in netto contrasto con la teoria newtoniana, ci dice che un cerchio bianco posto su sfondo nero può apparire ad occhio nudo più grande di un cerchio di color nero su sfondo bianco, anche se di ugual misura; pur quantitativamente uguali i due cerchi sono qualitativamente differenti.

Sia Zzala che Alex sono figure caricate di splendore proprio da questo contrasto tra bianco e nero che rimanda al candore e ad una sorta di santificazione: ciò è discordante con la posizione squadrista dei drughi nella scena iniziale, pronti a seguire in ogni decisione il loro leader. Allo stesso modo, le varie collaborazioni proposte nel disco sembrano mostrarci una squadra il cui capitano è proprio Lazza.

Lazza Re Mida Arancia Meccanica Kubrick

Nel decadente teatro abbandonato dell’arancia meccanica, tra le dolci trombe degli arcangeli e i gravi tromboni dei diavoli, il rapper fa risuonare la propria arte e quella dei suoi colleghi: una pantagruelica melodia tra lussuria, disordine e smodatezza sussurra passionalmente alle nostre orecchie.

Le angherie commesse dall’uomo hanno vari volti e possono essere orientate non solo verso qualcosa di fisico, anzi, quanto più non si offende l’oggetto (ma l’idea), tanto più l’atto commesso risulta brutale e sanguinolento. Questo è quello che accade nel disco e anche nel film: in precedenza abbiamo parlato del teatro di arancia meccanica, ripartiamo proprio da quello.

In una delle scene più famose del film, Alex e i suoi drughi si trovano in un teatro abbandonato. Il messaggio che il film vuole comunicarci in questa fotografia è chiaro: siamo di fronte alla decadenza dell’arte classica. La scena del film prosegue con lo stupro di una ragazza tra le dolci noti della già citata La gazza ladra di Rossini ad opera di un’altra allegra compagnia di giovani dediti all’ultraviolenza. Lo stupro, però, rimane in parte incompiuto grazie all’arrivo di Alex e dei suoi amici che si dimenano alla ricerca di forti emozioni a suon di calci nel “gulliver” ai danni dell’avversario.

Ma rimane effettivamente incompiuta la violenza? L’abuso in questo caso deve essere inteso integralmente come un “violare qualcosa” ed il qualcosa violato è il teatro: l’atto seviziante non è ai danni della donna, ma del locus in cui la scena si svolge. Il teatro da essere luogo di catarsi, l’autentico locus amenus, è posto alla mercé degli atti più osceni e vili.

Il rapper di Milano viola similmente l’ordine prestabilito della musica classica dandogli un nuovo volto: viene privata della sua natura a-temporale e collocata nella più becera realtà fatta di ombre e chiaro-scuri. Tutto risplende armonicamente come stonature volute in un’improvvisazione jazzistica.

La figura di Mida nella cultura greca è molto particolare. Si narra di questo re, Mida appunto, che dopo aver ospitato e banchettato con Sileno (messaggero di Dioniso), lo conduce nuovamente sull’Olimpo. In cambio, Dioniso offre al re la possibilità di esaudire un desiderio: il sovrano greco chiede, allora, di poter tramutare qualsiasi cosa tocchi in oro.

La differenza fra i due personaggi (Lazza e Mida) è evidente: il primo viene curato dalla sua brama d’oro per mano di Dioniso, cioè personaggio diverso dal protagonista che grazie alla sua natura divina ha prima condannato e poi salvato Mida. La soluzione del rapporto classicismo e modernità è nell’artista e in ciò che lo circonda: il rapper milanese porta con sé l’arte classica che lo ha formato e la musica in versi che lo definisci come cantante. Zzala è un Re Mida che si è liberato dalla maledizione di trasformare tutto in oro, ma che ha conservato la possibilità di farlo.

Esattamente come per la cura Ludovico (che rimanda al tanto apprezzato Ludovico Van) abbiamo una corruzione del protagonista che arriva ad odiare una parte di sé e del suo passato, allo stesso modo il rapporto che Lazza riesce a reimpostare in questo disco è proprio una musica classica che disprezza la sua natura altolocata per calarsi nella più dura realtà fatta di orrore e malcostume.

Lazza Re Mida Arancia Meccanica Kubrick

Se in prima istanza si è sostenuta la posizione secondo la quale base di un qualsiasi componimento artistico è la pura tecnica (classica), ora si è compreso l’atto rivoluzionario che il cantante riesce a produrre: è il classico che cigolante giunge ad adagiarsi sulla base solida dei controversi ritmi prodotti da una musica di strada.

Vige la violenza come rivolta al buon costume, bandiera di chi decide di battere una strada non ancora percorsa:

“Non seguo né consigli né guida,
Se metto bocca è oro, Re Mida.”