Il nuovo album di DJ Fede, Product of the 90’s, è disponibile dal 7 novembre 2019 in cd, vinile e digitale per Overdrive Records. Il progetto è stato anticipato dall’uscita del singolo L’acciaio della gavetta.

Il disco vede la produzione di 12 tracce in pieno stile anni ‘90s, coinvolgendo vari MC’s della scena rap underground italiana. Gli ospiti al microfono in ordine di tracklist sono Dafa, Claver Gold, Gast, Blo/B, Inoki, Brain, Esa AKA El Prez, Malacarne, Maury B, Suarez, Supremo73, Nardo Dee e, nelle due bonus track, appaiono anche Tormento, Sab Sista e l’indimenticato Primo Brown (nella versione acustica di ‘Le ultime occasioni’, brano uscito nel 2013).

Abbiamo provato a dare i nostri voti a questo nuovo progetto discografico del producer torinese, che ci ha raccontato qualcosa sull’album proprio qui. Buona lettura!

In pieno revival anni ’90, le strumentali sono da considerarsi nel tipico stile hip hop della “Golden Age”. Come in tutti i precedenti lavori di DJ Fede, i beat sono densi di campionamenti funk, soul e jazz con la presenza di accordi blues. Chiara è la volontà di portare avanti un suono ben preciso, quello comunemente chiamato “boom bap”. Una scelta che, tra l’altro, il producer ci ha anche dichiarato esplicitamente nell’intervista per il nostro portale (che trovate anche qui). Di grande rilevanza sono sicuramente gli scratch di DJ Tsura, nome di spessore nel panorama underground – raro è infatti oggi ascoltare negli album delle classifiche il lavoro dei turntablists sui giradischi! L’ambientazione sonora è quindi un manifesto, un’eco di un’epoca che non possiamo fare a meno di considerare come una delle più importanti del rap italiano e che DJ Fede riporta in vita in questo album.

I vari artisti, scelti da DJ Fede per dare voce alle sue strumentali, hanno interpretato coerentemente la necessità espressa dal produttore torinese di un ritorno al rap “classico”.

Dafa, in L’acciaio della gavetta, denuncia la mancanza di coerenza e la fugacità della scena odierna (“siete ossessionati dalla giostra del mainstream, altro giro altra corsa e poi finisce lì”, “certa roba suona imbarazzante, non basta la camicia per essere un cantante, non bastano le punchline per essere un freestyler, non basta una storiella per essere uno storyteller”). Ancora più rilevanti sono le parole di Claver Gold in Product of ‘90s, brano/manifesto dell’intero disco nonché title track, in cui punta il dito contro le nuove generazioni che sembrano aver dimenticato le “radici” del rap (“chino su macerie di ‘sta scena vista da vicino, la foto di gruppo è rimasta su quel rullino”, “prima di questo avvento il vento era un passaparola, senti il lamento della scena che è morta da sola”).
L’intero lavoro, giustificato anche dai nomi presenti nel disco, è davvero un nostalgico guardarsi indietro, a voler ribadire quanto oggi si siano perse certe sfumature della musica dell’epoca.

È sicuramente un disco che risulta in controtendenza rispetto al mercato attuale, nessuna ricerca di musicalità da radio o di compiacere un pubblico ampio (così come abbiamo citato qui sopra). Ha un sound certamente classico ma al tempo stesso fresco, quasi a voler rendere nuovamente di tendenza un passato che ricopre ancora un ruolo ben preciso. Si può infatti tornare indietro, andando avanti? Per DJ Fede evidentemente sì…

Product of the 90’s può sembrare un fuoriclasse, ma in realtà lo stile è lo stesso che DJ Fede porta avanti da quasi 20 anni di produzioni.

Nel complesso, risulta un disco molto ben equilibrato sia nelle produzioni che negli argomenti affrontati nei testi. DJ Fede riesce perfettamente nel suo intento di voler dare nuovamente lustro al sound di un periodo in cui è cresciuto, musicalmente parlando. Dimostra con i fatti di essere molto lontano dalle produzioni di oggi, che reputa distanti dalla sua concezione di rap music.

È un album che strizza l’occhio agli intenditori e agli amanti del genere ma che vuole proporsi a tutti coloro che non hanno vissuto gli anni ’90 per comprenderne la qualità del suono e perché no, immergerli nell’atmosfera di qualche anno fa, quella con cui in fondo siamo un po’ tutti legati per sempre.