Analisi del brano Crudelia – I nervi, tratto da Persona di Marracash.

Strategia, inganni, manipolazione, parole chiave di un amore malato, parole che raccontano una situazione che in realtà di amore non ha proprio niente. Questo, ciò che Marracash riporta in Crudelia – I Nervi. Molti di coloro che hanno ascoltato il pezzo avranno captato semplicemente la tossicità del rapporto; altri invece avranno notato nei tratti che delineano il profilo della ragazza descritta, elementi riconducibili ad un disturbo della personalità. Se ancora questi elementi li avete riconosciuti subito, allora è probabile che nella vostra vita vi siate imbattuti in una persona affetta da una patologia le cui caratteristiche compromettevano l’instaurazione di una relazione sana. Il testo è pieno di dettagli che non lasciano spazio all’immaginazione e ben testimoniano ciò che accade in un rapporto malsano.

Sin dall’inizio percepiamo il fulcro del problema, ciò che distingue un rapporto normale da uno malato, ovvero la manipolazione. La ragazza di cui parla Marracash, nonché ad una prima osservazione probabile specchio di una personalità narcisistica, si cela inizialmente sotto una maschera di comprensione e affabilità, mix letale che gioca sulla fragilità e sui bisogni dell’altra persona. Questa ragazza si presenta come perfetta, quasi su misura.

“È un’arpia, strategia, diventare quello che lui vuole CHE LEI SIA”

Marracash svela subito la reale natura del soggetto in questione: dentro è fredda, non prova nulla.

“Sembra calda, che ha una marcia in più
Mentre dentro invece è la più marcia
Mentre dentro è fredda come igloo”

Proseguendo nell’ascolto della prima strofa di Crudelia – I Nervi, il rapper dipinge questa donna come una predatrice, la quale stordisce quella che a tutti gli effetti è definibile una preda. Se pensate che termini come “preda” o “vittima” siano un’esagerazione, ritenetevi fortunati, probabilmente siete ben lontani dall’esservi mai sentiti tali in una relazione. Con la frase “stordisce la preda” abbiamo una connessione con quella che generalmente è riconducibile ad una prima fase di manipolazione detta love bombing.

Il love bombing è un meccanismo che comprende presenza costante, attenzioni e gesti eclatanti, che hanno come fine ultimo quello di incantare e legare a sé la persona scelta. È importante tenere a mente quanto la manipolazione sia subdola e non sottovalutare la condizione di fragilità emotiva dei soggetti che intraprendono una relazione con soggetti così nocivi. C’è da dire che davanti a gesti ritenuti intollerabili, la vittima prova ad allontanarsi, a ribellarsi. Ciò che gioca a suo sfavore è il lato da abile stratega del manipolatore, il quale si appellerà all’amore che sostiene di provare per non lasciare che la preda si allontani, non prima almeno di aver ottenuto da questa tutto l’appagamento egoistico possibile.

“Se ti voltavo le spalle mi gridavi
Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo
e non ho ancora finito con te”

La situazione appare già grave a questo punto, ma non possiamo dire sia questa la parte peggiore. La vittima infatti tra non molto inizierà a dubitare in primo luogo della persona che per settimane, mesi, anni, ha avuto al suo fianco.

“Io che ancora non so chi davvero sei”

Oltre a ciò, durante il pieno svolgimento della relazione arriverà a mettere in discussione anche la propria percezione della realtà. Questo accade quando il manipolatore deciderà che è arrivato il momento di mettere in atto un altro tipo di violenza psicologica, il gaslighting. Questa tecnica è finalizzata a far dubitare la vittima di qualsiasi cosa, in modo da renderla più debole che mai. Le bugie che il manipolatore dice non vertono necessariamente su temi importanti, anzi, spesso tende a distorcere le cose più banali. Un esempio tipico può essere il negare di aver mai fatto una certa affermazione, anche se detta in presenza di altre persone, perfino se scritta, facendo passare la vittima per pazza, facendole credere di essersi immaginata intere conversazioni o altrimenti di aver dato interpretazioni fuorvianti della realtà.

Arriva però il momento della presa di coscienza. La vittima si risveglia da quello che più che un sogno somiglia ad un incubo. La conseguenza più probabile ora è che arrivi ad odiarsi. Si odia per aver permesso di essere stata raggirata in quel modo, per essersi data completamente ad una persona che si concedeva in realtà solo nella maniera più superficiale possibile.

“Che poi non so perdonare me
Perché ero un complice in fondo
Ti ho dato l’anima e invece te
Mi hai dato solo il tuo corpo”

A ciò segue inevitabilmente un’unica reazione, la più istintiva e liberatoria: ci si cerca di sbarazzare del proprio carnefice in ogni modo.

“Io ti voglio fuori casa, fuori dal mio letto, fuori dalla testa mo”

Increduli o affranti arriviamo alla fine del testo, dove leggiamo di quello che è uno schema destinato a ripetersi all’infinito. La persona manipolatrice, infatti, sarà sempre alla costante ricerca di qualcuno da cui trarre approvvigionamento, sempre intenta a collezionare nuove vittime. Se però la vittima prima o poi avrà la forza per tornare in sé, il manipolatore rimarrà a vita vittima di sé stesso. Perché chi vive di strategie, dietro una maschera, non potrà mai essere realmente felice.

“Quello che hai fatto a me e quello che hai fatto a te stessa
Lo farai a tutti e per sempre perché sei un buco nero
Perché questa è la tua natura
Ma io ho smesso di essere una tua vittima
Tu non smetterai mai di esserlo, non ammetterai mai chi sei”

Ad oggi non si parla abbastanza di disturbi della personalità e in virtù di questo e dell’importanza di affrontare la tematica della salute mentale, soffermarsi su uno dei testi che apre uno spunto di riflessione in merito è d’obbligo; è d’obbligo se vogliamo che ci siano sempre meno vittime e se vogliamo ricordare che a lasciare segni indelebili addosso non è solo la violenza di tipo fisico.

La speranza che abbiamo è che Persona di Marracash possa essere una chiave di lettura per tematiche come queste e che possa avvicinare soprattutto le nuove generazioni a tutti quelli argomenti che la società ancora adesso considera un tabù.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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