Sta facendo parlare di sé ormai da settimane il rapper Tekashi 6ix9ine che, accusato di diversi crimini, molti dei quali riconducibili alla sua affiliazione alla gang Nine Trey Bloods, rischierebbe di passare il resto della sua vita in carcere.

Tekashi ha deciso di testimoniare contro alcuni dei suoi ex compagni, nonché membri del suo staff, per ottenere un patteggiamento che ridurrebbe significativamente la sua condanna. Lo scalpore scaturito da questa decisione senza precedenti lo ha reso bersaglio delle aspre critiche di molti suoi colleghi (tra i quali Snoop Dogg, The Game e Meek Mill) e gli ha fatto guadagnare il soprannome di Tekashi Snitch 9ine.

L’etichetta dello snitch è qualcosa che va ben oltre il mondo della musica nella comunità hip hop americana: essere additato come tale, soprattutto per chi vanta trascorsi di un certo tipo e deve rispettare certi codici, è quanto di più deleterio possibile in termini di street credibility e finanche di incolumità.

Una spiegazione abbastanza eloquente del come viene inteso il rapporto con la polizia da parte di molti esponenti della scena rap d’oltreoceano, ce la fornisce l’ex Dipset Cam’ron in questa intervista per CBS News:

Daniel Hernandez, meglio conosciuto come Tekashi 6ix9ine, sembra non essere tra questi ultimi; dopo essere stato accusato di diversi crimini (tra i quali rapina a mano armata, cospirazione, associazione a delinquere, traffico di droga ecc.), rischiando di passare un minimo di 47 anni in detenzione, Tekashi ha deciso di collaborare con la giustizia.

Il rapper di Brooklyn classe’96 non ha mai nascosto la sua presunta affiliazione alla gang dei Nine Trey Bloods, già nota alle forze dell’ordine dal 2013, tesi che viene avvalorata dalla presenza nei videoclip di 69 di forti richiami al simbolismo della gang, in questo caso i Bloods. Ne è un esempio lampante il video di Gummo:

Il brano più popolare di Tekashi, dove il rosso di bandane e hoodies (il colore che contraddistingue i membri dei Bloods) la fa da padrone; brano, tra l’altro, utilizzato dai pubblici ministeri per sostenere la tesi che la sua musica contenga prove di crimini organizzati e cospirazioni.

“In the hood with them Billy niggas and them Hoover niggas
You run up and they shootin’niggas, we ain’t hoopin’, nigga”

Dal rappresentare la gang ad essere soprannominato “Snitch 9ine” il passo è breve: il 18 settembre Tekashi dimostra a tutti quanto la sua abilità da collaboratore di giustizia superi di gran lunga quella da rapper, ed inizia a fare i nomi di molti ex membri del suo staff come pure di alcuni illustri colleghi quali Cardi B, Jim Jones, Trippie Red e Casanova, identificandoli come facenti parte dei Nine Trey o di gang affiliate ai Bloods.

Il ruolo di Tekashi nell’organigramma dell gang era quello di finanziatore: una parte dei suoi guadagni dovevano essere corrisposti ai Nine Treys per l’acquisto di armi e “roba del genere” (su un guadagno di 250.000 dollari circa 70.000 venivano intascati dalla gang); d’altra parte, gli venivano garantiti videoclip, protezione e street credibility.

Un sistema win-win interrotto dalla cattura di 6ix9ine a novembre 2018, conseguente ad un’indagine congiunta del dipartimento di sicurezza nazionale e il NYPD; arresto reso ancor più necessario a causa delle preoccupazioni degli investigatori riguardo la presunta pianificazione di eliminare Tekashi da parte della gang.

Il processo avrà il suo epilogo a gennaio 2020, se la collaborazione soddisferà i termini dell’accordo con i federali, Hernandez potrebbe scontare molto meno di 47 anni e tornare in libertà nel giro di due; per ora ci è noto che Tekashi ha rifiutato di entrare nel sistema di protezione testimoni dell’FBI perché fermamente convinto di poter portare avanti la sua carriera musicale nonostante tutto; utilizzerà le sue risorse per pagare una scorta personale 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e focalizzerà le sue energie per ricominciare da dove ha lasciato il suo percorso nella musica.

Concordare con chi dice che è sbagliato a collaborare con la giustizia per tutelare la propria incolumità è difficile e restrittivo; probabilmente lo è altrettanto non assumersi la responsabilità di tutti i crismi di un certo stile di vita, che, tra l’altro, si è scelto autonomamente di vivere; in ogni caso l’insegnamento dietro questa brutta faccenda è abbastanza chiaro:

“Don’t talk the talk if you can’t walk the walk”

A meno che tu non sia Tekashi 69, in quel caso parla pure.