Dicono che per emergere in un mare di (aspiranti) artisti bisogna distinguersi, fare qualcosa di diverso, fare le cose in modo diverso dagli altri. Mi guardo intorno e vedo spingere nomi che (forse solo a me, personalmente) non dicono nulla, non lasciano nulla.

Tutti con le stesse metriche, lo stesso flow a dire le stesse cose. Bisogna comunque essere positivi, giusto? Bene, sarò positivo: i pezzi durano poco e in due minuti noia e inconsistenza cessano di esistere. Per fortuna.

Poi metto su il disco di Drimer, Scrivo Ancora, gli do un ascolto e posso subito dirti che lui è l’eccezione che mi risparmia il TSO.

Veniamo a noi, anzi, veniamo a lui: Drimer, incarnazione del vecchio detto testa bassa e pedalare. Il ragazzo, giovane veterano di 22 anni, è bravo e si applica. È bravo perché si applica. Andavo alle prime superiori e mi prendevano per il culo i superiori (Vent’Anni Come Cento), col senno di poi c’è da dire che stavamo dieci anni avanti, caro Francesco.

Sono giovane ma vengo dalla vecchia
Ed approccio alla merda nuova come fosse quella vecchia
Questa è la differenza, la stessa
che intercorre tra un cartone animato e un fottuto film di fantascienza

Drimer – Arretra (prod. Kappa-O)

Dicevo: giovane veterano perché qui, amico mio lettore, siamo davanti ad un ragazzo che è riuscito a mettere d’accordo tutti, anche e soprattutto quelli della vecchia guarda che sembrano dover passare per forza per frustrati. Poco più di 20 anni e ha già calcato un sacco di palchi come freestyler. Da qui una facilità di scrittura e, ascoltare per credere, scrittura di buonissimo livello.

Prendi un emergente a caso fra i rapper italiani e 90 su 100 la descrizione che ho snocciolato in apertura di articolo gli carlzerà a pennello. Questo non succede con Drimer. Lui da valore a quello che dice, come lo dice, come interpreta al microfono i testi che scrive. Si sente la sua passione per il Rap, barra dopo barra dopo barra. La strumentale non è un problema, non c’è nemmeno da fermarsi a pensare se è più Trap o più classica, gli dai un beat di Bosca come di Menevolt o Ric De Large e lo ci sta sopra alla grande. Parafrasando un vecchio modo di dire: il beat non fa il rapper.

24 tracce compongono questo mixtape, Scrivo Ancora, e mi trascina dal primo all’ultimo pezzo con estrema naturalezza, senza annoiare mai. Drimer è un ragazzo che fa Rap. Punto.

(Ti rendi conto che sono qui a La Casa Del Rap a sottolineare il fatto che un rapper fa Rap?!)

La stragrande maggioranza dei singoli che escono non dicono nulla: due strofe, due minuti. Da un lato penso siano figli del contesto musicale nostro attuale: livello di attenzione ridotto al minimo, c’è sempre meno tempo e voglia di fermarsi a leggere, ascoltare, riflettere, scrivere. Click su un pulsante e dai il tuo consenso o meno ad un contenuto. Nell’anno del signore 2017 sembra si sia tornati all’Impero Romano e un pollice verso da la sentenza.

Dall’altro lato, però, penso che forse questo nuovo ermetismo 2.0 sia dovuto al fatto che nessuno c’ha più nulla da dire. Facci caso, dicono tutti le stesse cose. Così, per non sbagliare. Non si sa mai.

Per fortuna c’è Drimer che scrive e scrive ancora. Chiudo allora con l’invito a dedicare tempo all’ascolto di Scrivo Ancora, un mixtape davvero bello e ricco di ottimi beat, DJ, rapper (da Brain a Leslie passando per Lethal V, giusto per citarne alcuni), un lavoro carico di passione per questa cosa del rap, carico di sentimenti, di voglia di farlo questo Rap e farlo bene, in modo diretto, semplice, chiaro e spontaneo.

Perché così deve essere. Quindi vai, Francesco, scrivi ancora.

Non vuoi fare parte del gioco, gioca fuori
Che noi qua ci siamo un po’ rotti i coglioni
Di te che fai il rapper ma all’occorrenza te ne tiri fuori

Drimer – L’Ultima Cena (prod. Theora)

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