Neverland, o anche l’isola che non c’è. Un luogo utopico dove rifugiarsi, in cui far finta di esser sempre giovani per allontanare le paure e le ansie che comporta il crescere, il diventar grandi…

Che sia terminata la ricerca di un luogo simile da parte di Mecna? Corrado Grilli, artista poliedrico e tra i grafici più influenti d’Italia, pubblica oggi Neverland, suo quinto album solista, a poco più di un anno di distanza da Blue Karaoke. Ad accompagnarlo in questo nuovo progetto ha scelto Sick Luke, producer di tutte e 10 le tracce. Un disco simile, ma per certi versi molto diverso dai lavori precedenti dell’artista pugliese, che dopo numerose comparsate nel corso del 2018 (in Acquario Niente di mema anche nei dischi di artisti più vicini alla scena indie, come Ex Otago Belize) ha scelto di regalarci un altro album.

Com’è? Leggete sotto, magari proprio con Neverland in sottofondo!

Corrado non cambia. Non cercate più i tecnicismi che caratterizzavano i tempi di Disco Inverno, non li troverete più, sono trascorsi sette anni. Ora canta solo le cose che gli accadono nel quotidiano (“siamo mega incasinati, cerchiamo su Skyscanner un volo per domani. Che ne so, magari volevi andare al mare, anche se qui a Milano ci sono 14 gradi), e che potrebbero succedere ad ognuno di noi. Senza però quel velo di malinconia, a tratti forzata, che permeava ad esempio Lungomare ParanoiaNo, stavolta sembra quasi spensierato e sereno.

Ad impreziosire il tutto i feat: il ritornello di CoCo in Si baciano tutti si sposa bene con le strofe del suo omonimo, mentre Luchè Tedua si mettono a nudo in Non dormo mai, il primo con una strofa dedicata ad una donna ideale, il secondo dichiarando come gli altri due artisti siano stati dei miti per lui (da ragazzino ascoltavo Mecna e Luchè perché mi piace il rap poetico).

Come dicevamo, la scelta chiara per questo lavoro è stata di affidare tutto il lato produzioni ad una sola persona. Dopo aver lavorato ai singoli Akureyri (nome della quarta città islandese per superficie) e Pazzo di te, troviamo Sick Luke a produrre tutto il disco. Con l’aiuto di Alessandro Cianci alle chitarre e Valerio Bulla, nome noto nella scena indie, il tappeto sonoro si dimostra più vario ed eterogeneo rispetto ai dischi precedenti di Mecna, dando all’artista anche maggiori spunti.

Tornando al lavoro di Luke, continua la sua sperimentazione su generi diversi. Se pensate alle produzioni, non più tardi di qualche anno fa, dei dischi della DPG è sotto gli occhi di tutti quanto il ragazzo stia crescendo, spaziando da un campionamento di Song of the beach degli Arcade Fire (in Akureyri) a beats anche più suonati, più strumentali. Menzione d’onore per il beat dell’opening track Fuori dalla città: tanto minimale quanto azzeccato, con quel battito che sembra quello del cuore che va a tempo con le strofe di Mecna.

Come detto sopra, non possiamo aspettarci che Mecna da un disco all’altro inizi a cantare di soldi, troie e droga su una base caciarona. Le canzoni sugli amori finiti, quel cantato in OVO mood che tanto va di moda oltreoceano, quelle situazioni reali che tutti noi siamo abituati a vivere (non so che scegliere al sushi senza una foto di ogni cosa, vorrei tipo i gunkan con il salmone sopra) sono tutte caratteristiche che chi ama Corrado troverà anche qui… Solo meno forzate rispetto al passato, dove sembrava che lo stesso artista insistesse spesso solo e soltanto su quei tre concetti detti sopra.

Azzeccata la scelta di affidarsi a Luke per il lato produzioni, il nuovo disco di Mecna si distanzia dagli ultimi tre (in ordine Blue Karaoke, Lungomare Paranoia Laska) non tanto per i temi, quanto per il modo di affrontarli. Se in precedenza l’umore dell’artista sembrava sempre cupo, ed i beats lo accompagnavano in questa tristezza di fondo, in Neverland cambiano le atmosfere. Manifesto di ciò è la title track, tanto semplice quanto rapida ad entrarti in testa (vi sfido a non fischiettare il bridge dopo il primo ascolto), dove anche la voce semplice di Marina, quella romana di Ainè e gli Psicologi suonano tutti la stessa melodia.