Nel video di Polo Nord, Massimo Pericolo accosta dolcezza e violenza, sensibilità e crudezza, lasciandoti quasi dipendente.


I paesaggi scarni di Brebbia e Varese, ragazzi e ragazze che ammazzano il tempo tra sigarette e canne, Campari e birra a non finire, un tempo che la provincia sa distorcere fino a farlo sembrare infinito. Prati, distese verdi solitamente abbandonate a se stesse dove l’erba cresce alta e storta, riprendono vita per una sera: stanno montando un palco, le luci, gli amplificatori, le console. Special guests: Barracano e Speranza, sorridenti e brilli. C’è la trepidazione di qualcosa che sta per accadere e quella di Vane è la voce narrante che completa il quadro.

Questa merda è come un tatuaggio,
se vuoi farla devi soffrire un po’

Videopolonord


Un paio di giorni fa Pericolo aveva postato una story in cui parlava del video, non ricordo le parole esatte e non sono riuscita a recuperarla, ma era un qualcosa sul fatto che sta vivendo nella stessa casa e guidando la stessa macchina di sempre, e nel contempo realizzando contenuti sempre migliori perché, cito testualmente: “La qualità dell’arte è più importante della qualità della vita.”

La qualità del video è evidentemente alta, ma più che di  tecnica e professionalità, entrambe caratteristiche già presenti in Sabbie d’oro, l’artista è bravo a scaldarci il cuore dopo avercelo fatto a pezzi. Nel video di Polo Nord Massimo Pericolo ha voluto riassumere, a mio parere, l’essenza della sua musica:  accostamenti magici di dolcezza e violenza, sensibilità e crudezza che ti lasciano semplicemente col culo a terra fino a volerne ancora, ancora ed ancora. Se Massimo Pericolo si sta conquistando il suo spazio è perché della sua sincerità è difficile non innamorarsi.

Non vi spoilero il finale della clip, un piccolo cortometraggio meritevole di una particolare attenzione ai dettagli, che risultano fondamentali. Alla fine del video appare però una frase di Alejandro Jodorowsky: “Se un criminale in potenza conoscesse l’atto poetico, sublimerebbe il proprio gesto omicida mettendo in scena un atto equivalente”.

Per chi ancora non se ne fosse reso conto, la violenza incanalata nell’arte corrisponde molto spesso ad una violenza non sfogata altrove, non il contrario.

Buona visione!

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