Libertà è il quarto disco di Rocco Hunt pubblicato lo scorso 30 agosto per Sony Music. Ci troviamo davanti ad un progetto che ha preso vita dopo ben 4 anni di lavoro e scorrendo la playlist ci appare subito chiaro il perché. Libertà vanta featuring con

Non si arriva mai nella vita, no? Io poi rappresento sia un contesto difficile come quello del sud Italia, sia un contesto difficile come quello della mia famiglia. Credo perciò che non avrò mai la vera e propria sensazione di essere arrivato. Di conseguenza, nei miei pezzi, c’è e ci sarà della rabbia, che può non essere la stessa rabbia di sei, sette anni fa, ma che è data dalla voglia di raggiungere altri obiettivi e tante altre cose.

Sicuramente dalla passione per il rap, dalla necessità di fare pezzi nuovi e dalla passione di fare musica nuova. Voglio sperimentare e rinnovarmi, sempre. Quella è la fame quotidiana che mi spinge sempre a fare del mio meglio, in ogni situazione.

Sicuramente, essendo Libertà un album che viene da quattro anni di lavorazione, a livello di produzioni ho potuto sbizzarrirmi molto. Tant’è che sono passato da Neffa a delle realtà anche internazionali come con Honorable C.N.O.T.E., riuscendo a cogliere anche i miei diversi stati d’animo al meglio, vagliando appunto i produttori e non solo le collaborazioni. Per me questo progetto è quasi una compilation, una playlist… un bagaglio a mano.

Per me è stata una una grande opportunità, non è la prima volta poi che lavoriamo insieme, ma è uno di quegli artisti che rende ogni collaborazione unica e speciale. Poi, essendo lui difficile da raggiungere, non si concede spesso, essere riuscito ad averlo sia come produttore in Disco Funk, sia come featuring in Se tornerai, per me è stato un grande risultato.

Se proprio devo, a questo punto punterei lo sguardo oltreoceano e andrei in America. Alla fine in Italia ho collaborato quasi con tutti quelli che si avvicinano al mio genere, quindi mi piacerebbe uscire dai confini e puntare lo sguardo altrove.

Be’, indubbiamente, il supporto della mia famiglia è stato fondamentale. Quando feci lo sfogo su internet, la mia famiglia ne era completamente all’oscuro, e si sono preoccupati molto. Perfino i miei collaboratori ed il mio staff non ne sapevano nulla, si sono preoccupati tutti. È stata una settimana molto difficile ed ho reagito con tanta impulsività e immaturità, però poi questa cosa alla fine è servita a sbloccare l’uscita del disco rivelandosi quindi una cosa positiva.

La copertina vuole trasmettere a pieno quello che appunto è il titolo: libertà. Sono spiaggiato, arenato in spiaggia, che volendo può riflettere anche tutto ciò che in questi ultimi tempi sta capitando in mare, argomento che riprendo in più di una canzone (come ad esempio in Disco Funk). Però va interpretata anche come me che mi dedico a fare qualcosa di bello come appunto un viaggio in mare.

Nun è giusto è un brano che ho usato per denunciare delle ingiustizie, come possono esserlo però anche altri brani come Benvenuti al sud, con Clementino, nel quale parliamo di tutti quei problemi che attanagliano la nostra terra. In Disco Funk, come dicevo prima, addirittura parlo dell’inquinamento del mare ed ambientale, o Nun se ne va dove parlo di tutti quei ragazzi costretti a lasciare la propria terra pur di poter lavorare. Quindi, escludendo le tracce un po’ più romantiche, l’intero album è impegnato a livello sociale, ed è questo il concetto che c’è, secondo me, alla base del rap. Quello di denunciare situazioni di disagio, le stesse che hanno dato vita a questo genere, e chi non lo fa, non sta facendo rap. Vedo tanto me stesso e gli altri poco e sono felice di questa cosa perché rispecchia ancora di più il mio obiettivo, come il mio percorso e la mia carriera.