Sin dall’ascolto del primo singolo, King Kong, ho capito che Suerte non era un artista qualsiasi. Il 15 dicembre è finalmente uscito il suo primo album ufficiale, Buena Suerte, e ascoltarlo mi ha letteralmente lasciato senza parole.

Sedici tracce, che per quanto si tratti di un rapper emergente, mostrano una qualità davvero unica. Possiamo dividere l’album in sezioni tematiche identificabili con i video pubblicati. Da una parte troviamo brani come Fuori Posto e Grigio che ci portano dentro l’artista per capirne i suoi lati più delicati ed intimi. D’altra parte troviamo pezzi più rilassati e spensierati che rappresentano appieno la giovane età dell’artista.

Infine, e proprio qui volevo arrivare, troviamo i brani che a mio parere rendono un vero gioiello questo lavoro. Fare musica al giorno d’oggi sembra una passeggiata: spari 4 cazzate su un beat figo e tutti ti stanno dietro (non mi riferisco a nessuno in particolare, è un discorso in generale che colpisce dal big all’emergente del paesino sperduto). Suerte porta all’interno di un album un problema sociale che colpisce l’Italia: il razzismo.

Dinanzi alla Xenofobia troviamo la voglia di lottare per far capire che non è il colore della pelle a fare l’uomo. King Kong è la dimostrazione di come in Italia, diversamente da altri paesi europei, ci sia ancora bisogno di mandare messaggi culturali e civili che combattino il razzismo. E Suerte lo fa egregiamente, mettendosi a nudo e presentandoci la sua realtà di italiano di seconda generazione, sdraiandosi su un tappeto musicale del tutto attuale. La complessità dell’argomento immigrazione non permette ignoranza in materia. Ancora non si fa distinzione di termini tra migranti, immigranti, emigrati, richiedenti asilo politico e rifugiati. Ancora sì è convinti che tutta la popolazione straniera (che spesso, di fatto, straniera non è) goda di privilegi ben lontani da quelli dei comuni italiani. In uno stato che è sempre stato al centro dei traffici e delle tratte di passaggio, quando si smetterà di parlare di popolo e si inizierà a parlare finalmente di popolazione senza distinzione di status?

Buona lettura.

Buena Suerte è un album fatto di sofferenza e voglia di rivalsa. Cosa ti ha spinto a portare tutto su un pezzo di carta e poi su una strumentale?

In un certo senso credo che lo spirito di rivalsa abbia preso il sopravvento. Rivalsa verso il mondo che mi va stretto. Buena Suerte è una marea quasi indistinta di emozioni che vengono incanalate prima sul foglio e poi espresse dalla mia voce e dal beat. Penso di non aver avuto alcuna alternativa, potevo solo sputare fuori ciò che provavo, è questione di destino, la mia Suerte.

L’album è un mix tra sonorità Trap e rap. A quale realtà ti senti più vicino? Pensi ci sia così tanta differenza tra i generi?

Ho sempre voluto fare musica sentendomi libero di poter sperimentare in lungo e in largo. All’interno dell’album abbiamo tracce come ‘i don’t give a fuck’ che ha uno stampo quasi cantautorale oppure I wanna fly o Netflix n’ bitch con uno stampo più rnb o addirittura tracce come fuori posto, Bla bla bla dai suoni più freschi trap. Credo che la musica possa toccare molti più generi, anche in contemporanea, e che trap e rap siano semplicemente evoluzioni stilistiche. Quindi rispondendo alla domanda posso dire che, sì! In parte sono cose differenti storicamente parlando, a livello evolutivo e quant’altro, tuttavia credo fermamente che qualsiasi genere possa interagire liberamente con un altro e che probabilmente la musica in questi casi ne risenta in modo più che positivo.

Low cost è brano che esprime la voglia di abbandonare il tuo paese e cambiare tutto, di vivere in vacanza per evitare i problemi giornalieri. Hai mai pensato di mollare tutto e scappare? Andare a fare musica lontano, dove magari ti sentiresti più compreso?

La risposta a questa domanda è un controsenso, quasi un ossimoro. Perché è verissimo: in parte vorrei andarmene lontano ma d’altro canto, se partissi alla volta di un ‘posto migliore’, probabilmente la musica scivolerebbe in secondo piano o comunque ne verrebbe influenzata. In poche parole è nel peggio che possiamo dare il meglio.

In Alaska affermi più volte “Questa vita non fa per me”. A cosa ti riferisci?

Mi riferisco sia alla vita nelle case popolari, dove ho vissuto per 16 anni, sia faccio riferimento a un concetto più ampio basato su una domanda che mi pongo spesso “Quante persone vivono realmente? “.

Fin da piccoli ci viene insegnato che non si può vivere di sogni e che la realtà è una linea retta e che non può essere corretta a nostro piacimento. Beh, allora ‘Questa vita non fa per me”, io ho intenzione di vivere dei miei sogni e della mia passione, cascasse il mondo intero!

Beat spettacolari, prodotti da Squarta, Raw, Andrews Right e Dr Cream. Come sono nate queste collaborazioni?

Andiamo con ordine: Andrews Right è il mio producer ormai da anni ed è colui che ha creduto più di tutti nella mia musica e nel mio personaggio, fin dall’inizio. Con Andrews l’affinità è al 100%, per questo riusciamo a produrre tracce più cinematografiche o romanzate grazie al suo genio, le sue skills e la versatilità nella produzione. Penso che Andrews Right sia e sarà uno dei più forti in assoluto e, a tempo debito, l’Italia intera se ne accorgerà.

Raw lo conobbi questa primavera a Roma tramite il mio manager e mi ritrovai a fare i primi passi di ciò che poi sarebbe diventato Buena Suerte. Mi innamorai subito dei suoi beat, aspri e freschi allo stesso tempo, e mi immedesimai perfettamente in quella rabbia e in quel sound crudo.

Il maestro Squarta, beh, ancora mi fa strano poter dire di aver collaborato con questa leggenda della musica Hip Hop, si può descrivere con una parola soltanto “Calore”. Ogni beat prodotto da Squarta trasuda un’esperienza e una passione decennale, è difficile non farsi avvolgere dall’atmosfera. King Kong ne è l’esempio lampante, un beat elegante, ricco e corposo. Sono estremamente onorato di aver collaborato con una persona di questo calibro.

Il Dottore, Dr cream è stato l’ultimo producer conosciuto in ordine cronologico, anche in questo caso c’è stata un’affinità personale immediata, mentre trovare il modo di far incontrare i due mondi musicali non è stato così immediato, ci siamo ritrovati a metà strada e il risultato è, a mio parere, di altissimo livello. “Ogni notte” è uno storytelling veloce e incisivo e solo un produttore di livello nazionale come “il dottore” poteva dargli quella freschezza che contraddistingue questa traccia.

Uno dei primi singoli lanciati afferma :”Da bimbo mi chiamavano scimmia ora sono King Kong”. Il razzismo è una piaga sociale che, per motivi che qui non andiamo a definire, è sempre più frequente nella nostra società. Pensi che la musica possa rompere le barriere mentali di questa società malata?

Partendo dal presupposto che secondo me in Italia il razzismo sia più frutto dell’ignoranza e della paura che di un reale odio, credo che la musica non solo possa ma DEBBA rompere queste barriere. La musica è perfetta perchè non ha una direzione precisa, non si può domare il vento…la musica non ha sesso, religione o politica a tenerla viva. Di conseguenza si può utilizzare come mezzo per denunciare o mettere in luce ciò che riteniamo sbagliato in questa società e per aprire gli occhi a tutti i giovani.

Concediamoci una breve parentesi politica. Ius Soli. Cosa ne pensi? Proviamo a far cambiare a qualcuno idea…

Lo Ius Soli è un argomento spinoso…Ovviamente essendo un ragazzo di seconda generazione credo fermamente che lo Ius Soli sia un diritto e vorrei che un giorno i miei figli potessero evitarsi tutta la struggle “dell’essere stranieri”, ma bisogna porsi una domanda: “L’italia è pronta in questo momento?” Voglio dire, alcune persone non riescono neppure ad accettare il termine afroitaliano, le stesse persone che credono che ogni persona con la pelle scura sia automaticamente mantenuta dallo Stato, quei medesimi che alla vista di un articolo su di me, comparso su un quotidiano, dal titolo “Suerte giovane promessa Genovese” ha fatto partire una mini rivolta sul web motivata dalle mie origini non caucasiche… L’italia è pronta? Molte persone fanno la cosa più facile, chiudono gli occhi e puntano il dito, atteggiamento che capisco assolutamente ma non si può puntare il dito verso dei ragazzi nati in Italia, che vivono da italiani in Italia. Spero vivamente che un giorno le persone guardino attraverso quelle mani con le quali coprono gli occhi e decidano di abbassare il “dito del giudizio” giusto per porsi un paio di domande sul prossimo e ciò che prova.

Abbiamo la stessa età e ascoltando l’album una domanda che mi è sorta subito, anche per curiosità personale, è: Quali sono state le tue influenze musicali, quelle che ti hanno anche portato a comporre un album del genere?

Con chi vorresti collaborare un domani? Ho sempre ascoltato un pò di tutto in base al periodo e allo stato emotivo del momento. Direi che gli artisti che mi hanno aperto gli occhi sono Chance the rapper, probabilmente il mio artista preferito in assoluto, Ty Dolla Sign, Childish Gambino o Russ. Mentre a livello italiano artisti come Coco, Izi , Laioung , Gemitaiz o Luchè mi ispirano molto musicalmente. Riguardo alle collaborazioni, essendo cresciuto a Genova posso dire che una connection con un artista come Izi sarebbe il top vista la sua capacità di scrittura e il suo modo di imprimere emozioni alle parole.

Grazie ad Eleonora Cannizzaro per la collaborazione alla stesura dell’introduzione