Ci Rido Sopra, un libro con una valenza e un potere da non sottovalutare nell’Italia del 2019: ce lo ha raccontato Tommy Kuti in una bella chiacchierata nella sua Brescia.

Un caldissimo venerdì pomeriggio di giugno, mentre ero a lavoro, mi arriva un messaggio  vocale di Tommy Kuti in cui mi ricorda che per le 18:00 sarebbe stato alla Feltrinelli di Brescia per presentare il suo primo libro, Ci Rido Sopra. Gli avevo chiesto qualche settimana prima di poter scambiare due chiacchiere con lui al riguardo ma, per sua fortuna, si trovava in crociera con la sua famiglia.

In fretta e furia sistemo sbrigo le ultime pratiche, corro nel centro della mia città e lo raggiungo all’instore: lì lo trovo impegnato a raccontare ad un pubblico variegato la sua idea sull’utilizzo della parola n*gro, facendo partire un bel dibattito con alcune signore presenti in prima fila. Questo è un tema cardine del suo libro, basta anche solo vedere il suo sottotitolo: Crescere con la pelle nera nell’Italia di Salvini.

Leggendo le pagine che lo vanno a comporre – che vi consigliamo e che potete acquistare QUI – potrete capire bene com’è per un ragazzo di secondo di generazione vivere oggigiorno nel nostro Paese, argomenti che comunque è solito trattare spesso nelle sue canzoni. A tal proposito vi invito a leggere anche l’intervista che realizzai con lui l’anno scorso in occasione dell’uscita di Italiano Vero.

Questa volta mi sono voluto concentrare sul libro: ho passato diverse serate con Tommy tra cerchi di freestyle, concerti e club della nostra provincia, ma mai mi sarei aspettato di vedere la sua faccia nella sezione sociologia di una libreria. Ho voluto scoprire come è nato e si è sviluppato il tutto, toccando anche altre tematiche: ecco cosa Tommy Kuti mi ha raccontato quel venerdì in un parchetto nel centro di Brescia, poco dopo la presentazione di Ci Rido Sopra:

Siamo ormai in piena estate e fa un caldo assurdo. Partiamo quindi con una domanda non impegnativa: come stai? Quali piani hai per quest’estate?
«Sto molto bene, grazie! Quest’estate mi darò da fare per portare in giro il mio libro, però sto ancora lavorando sodo con la musica e probabilmente farò un disco a un certo punto. Non ti posso dire quando…

Davvero? Già nel 2019?
«In teoria sì, anche se i progetti possono uscire anche due anni dopo che hai finito le canzoni come per esempio è successo con Italiano Vero…»

Vero, me lo avevi già detto nella chiacchierata che abbiamo fatto l’anno scorso. Passiamo ora all’argomento principale di questa intervista, Ci Rido Sopra. Cosa ti ha portato a scrivere un libro?
«Ad un certo punto tutte le case editrici mi hanno fatto un’offerta perché io scrivessi un libro. Io non ho detto “adesso scrivo un libro e cerco qualcuno che mi permetta di farlo“, mi hanno contattato loro. Non lo so, forse perché tutte hanno seguito i miei social network e hanno visto che parlo spesso degli argomenti che riguardano la società italiana e le seconde generazioni e, probabilmente, hanno supposto che avessi qualcosa di interessante da dire al mondo.»

Come mai hai scelto Rizzoli?
«Perché mi hanno offerto i soldi che volevo (ride, ndr). No scherzo, perché Lydia Salerno – senior editor delle casa editrice – mi è sembrata fin da subito la persona più affidabile tra tutte quelle che mi hanno proposto di scrivere un libro.»

E come è nato Ci Rido Sopra? Ti hanno chiesto loro di raccontare la tua storia o sei stato tu a proporglielo?
«No no. Io non ho mai pensato di fare un libro ma in testa ho sempre avuto l’idea che se un giorno avessi avuto l’opportunità di farlo avrei parlato di determinati argomenti, come ad esempio quelli presenti in Ci Rido Sopra. Quando a gennaio la Rizzoli mi ha contattato e mi ha proposto di scrivere, avevo appena trovato il vecchio diario di mio padre nel quale annotava la sua vita non appena arrivato in Italia e mi ha dato l’ispirazione per parlare di certi argomenti: è per questo che all’inizio di ogni capitolo c’è una pagina del suo diario, dalla quale ho estrapolato alcune tematiche.

Glielo hai chiesto a tuo padre o gli hai fatto una sorpresa?
«Gli ho fatto un po’ una sorpresa. Non appena lo vedrò a casa, capirò se sarà contento o no. Non so come finirà domani quando lo incontrerò (ride, ndr)»

Come ti sei trovato a scrivere un libro? Che differenze ci sono state rispetto alla scrittura di un disco?
«La cosa soddisfacente dello scrivere un libro è la tranquillità con cui lo puoi fare. Sono molto contento, vorrei poterla avere anche quando faccio rap, però purtroppo quando faccio musica ci sono vari fattori che possono condizionarti: devi far sentire il pezzo ai tuoi colleghi, alla tua manager, all’etichetta, valuti la scena e ti guardi attorno, rischiando magari di farti dei complessi o ragionamenti particolari. Invece quando ho scritto Ci Rido Sopra l’ho fatto in totale libertà, non me ne fregava proprio un c*zzo. Non avevo aspettative come con la musica, l’ho scritto proprio come me lo sentivo e ho detto le cose senza filtri.

Fibra è stato il primo a leggerlo e mi fa: “il tuo personaggio che traspare nel libro è molto più gangsta di quello nelle canzoni!“. Effettivamente nel libro sono proprio incurante e non mi faccio problemi, mi sentivo più libero dato che quando faccio musica mi sta a cuore parlare in un certo modo ed esporre messaggi in modo che siano compresi da tutti»

 

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“In un mondo tutto nuovo, fatto di musica, mix culturali imprevedibili e amici che ti rubano la bici. L’unica persona ad aver letto queste pagine a parte me e? Fabri Fibra, che mi ha dato la sua benedizione dicendo che secondo lui spacca. Il problema, pero?, e? che l’editore mi ha fatto notare che potrei rischiare qualche denuncia perche? diciamo che non sono andato troppo per il sottile. Se qualcuno s’offendera? per qualche mia affermazione, sappia solo che ho cercato di dire la verita?, nient’altro che la verita?, lo giuro. Senza filtri, senza censure. Percio? take it easy! Niente di personale. E a quelli che hanno pagato, si sono fatti prestare o hanno rubato questo libro e ce l’hanno proprio ora tra le mani, voglio solo dire grazie, veramente. Allacciate le cinture e… buona lettura!” Prima di scrivere quest’introduzione, ho riletto il libro tutto d’un fiato. E lo giuro: ci ho messo meno di tre ore. Percio?, se avete delle capacita? cognitive nella norma, sono sicuro che vi basteranno meno di trenta minuti per capitolo. Oh, tre ore e? il tempo medio passato sui social da una persona nel 2019, quindi bro & sisters, per leggere il libro di Tommy vi bastera? non cagare i social per una sola giornata. Mettiamola cosi?: invece di stare a vedere dov’e? andato in vacanza quel vostro amico di cui non vi frega un cazzo o di mettervi a leggere qualche fake news condivisa su Facebook, potrete immergervi. ?? #CIRIDOSOPRA #IllibrodiTommy #TommyKuti @rizzolilibri

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Come è stata la stesura del libro: hai scritto tutte le pagine e l’hai presentato alla Rizzoli o è stato un processo di scrittura/confronto di capitolo in capitolo? 
«Ad un certo punto Lydia mi ha messo sotto, giuro (ride, ndr). A febbraio mi fa “Tommy dai, finiamo il libro entro maggio!“. E io: “Ma sei pazza, non ce la faremo mai!” però poi ci sono riuscito e ho scritto il libro per intero tipo in un mese, ad aprile.»

Dove scrivevi?
«Mi ero promesso che per scrivere sarei andato in vacanza da qualche parte per una settimana o due ma, in realtà, la vita mi ha fermato, dovevo fare un sacco di cose, così l’ho scritto a Milano mentre parallelamente scrivevo tante nuove canzoni. Mi sedevo davanti al computer e scrivevo le pagine del libro, a differenza di quando scrivo i testi dei mei brani, dato che lo faccio spesso in giro per strada o sui mezzi pubblici.»

Ti sei ispirato a qualche autore?
«Ti dirò, in quel periodo ho letto Fattore H – Slalom di un disabile nella nostra società di Tyrone Negretti e mi ha ispirato un po’ il suo modo di essere naturale. Prima di scrivere mi sono anche letto quelli di Fabri Fibra, Costantino della Gherardesca e non solo. Mi è piaciuto il loro essere totalmente naturali ed espliciti nella scrittura, nel dire le cose come ce le diciamo verbalmente. Ho detto “wow, questa potrebbe essere la maniera cool per scrivere e portare quella freschezza che ha l’hip-hop, che è diretto e ha un modo di esprimersi naturale.”»

Secondo te l’Italia è pronta a ciò che stai facendo tu? Parlo sia della tua musica che del libro…
«Credo che l’Italia sia quasi più pronta per il libro di Tommy che per la musica di Tommy, perché ho l’idea che nell’hip-hop nostrano siamo nella fase “stupidarella”. Chiaro, ci sono stati periodi storici in cui il rap italiano era caratterizzato da persone che erano impegnate socialmente, ora è l’esatto opposto e la cultura hip-hop è la più materialista e superficiale in assoluto: in questo contesto qua sto vedendo che la gente è quasi più predisposta ad ascoltare canzoni per svagarsi e basta. Io rimango dell’idea che devo fare le mie canzoni e parlare di determinati argomenti perché devono essere trattati, soprattutto perché se non lo facessi io non ne parlerebbe nessuno…»

Continuerai quindi su queste tematiche?
«Sai, ogni persona cambia. In vari momenti della mia vita ci sono urgenze diverse: quando ho fatto il mio primo disco ufficiale ero proprio immerso nel concetto afroitaliano, ora la mia vita è un po’ cambiata in meglio e per fortuna non devo più avere a che fare con l’italiano medio. A Milano vivo e interagisco con i miei amici musicisti, incontro gli altri rapper, Paola, tutte persone aperte mentalmente, non è come quando stavo qua e trovavo la gente che veniva lì e faceva le battutine del c*zzo che lasciano il tempo che trovano…»

In un post pubblicato proprio oggi ti stupivi delle prime conversazioni fatte con la gente durante la presentazione del tuo libro, dato che c’erano persone di etnie ed età differenti. Credo sia una cosa assolutamente positiva e non facilmente trovabile nel rap odierno…
«Devo dirti che inizialmente mi spaventava l’idea che tutte queste casalinghe o signore di mezza età si interessassero a me, però come dici tu è positivo: è la prova che la gente è interessante ai messaggi che voglio trasmettere. Il mio obiettivo non è parlare solo ai ragazzini, voglio raggiungere anche la famosa casalinga di Voghera e spiegarle che non è vero che tutti gli stranieri vengono qua e campano grazie a 35€: ci sono persone che lavorano, che mettono su famiglia e che possono essere presi come esempi positivi di migrazione. Voglio semplicemente illuminare le persone su un universo che non conoscono…»

Che dici, pensi di scrivere altri libri in futuro o non ci pensi ancora?
«Non ci penso, se va bene questo libro e me lo chiedono di nuovo magari ne scrivo un altro. In caso spero di trovare una maniera per essere originale e differenziarmi.»

Ok. Concludiamo così: perché uno dovrebbe leggere il libro di Tommy Kuti?
«Per farsi un viaggio ed entrare in un mondo che magari pensava di conoscere ma sicuramente non lo conosceva quanto crede. Io sono dell’idea che in Italia da tantissimi anni si parla sempre di immigrazione e di stranieri, però raramente gli si lascia parlare: spero di dare l’opportunità a persone di scoprire e conoscere la mia storia, comune a quella di tanti altri italiani con origini straniere.»

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