Le vie per raggiungere il successo sono infinite. Questa citazione più o meno giusta è la spiegazione del continuo avvicendarsi sulla scena rap italiana di fenomeni discutibili (da baraccone?).

Il caso più attuale è sicuramente rappresentato dal collettivo potentino degli FSK SATELLITE. La formazione schierata per FSK TRAPSHIT – disco d’esordio uscito il 12 Luglio – vede la presenza ai microfoni di Taxi B, Chiello FSK e Sapobully, mentre alle produzioni Greg Willen. La loro cifra stilistica è quella che li ha resi conosciuti: a loro modo disruptive e senza filtri. I tre componenti si distinguono per quello che sanno fare meglio al mic: Taxi è la parte più hardcore – a a dirla tutta anche quella più di successo -, Chiello è l’animo più sentimentale e Sapo invece è il membro con la scrittura più efficace. La linea scelta per le collaborazione è totalmente coerente con tutto il resto.

FSK TRAPSHIT è un po’ un calderone con tante cose diverse, anche messe lì a caso.

I contenuti non sono per forza quello che si cerca nel rap al giorno d’oggi, ci sono album interi che sono forti e apprezzati perché suonano bene e basta. FSK TRAPSHIT  per questo può anche andare bene, ma ci sono alcuni punti sui cui credo sia difficile transigere. Innanzitutto l’appello che è sempre bene fare: la parola n**** non è uno scherzo o un termine ormai entrato nello slang del rap. Semplicemente non si usa se sei bianco. Dire quella parola non vi rende più gangster, non diventerete né Gucci ManeChief Keef.

In secondo luogo, riprendendo il discorso dei contenuti, la loro assenza combinata alla totale assenza di musicalità e di tecnica è alla lunga molto noioso. Sapo da questo punto di vista è il principale indiziato. Crea termini ed è particolare nelle scelte stilistiche, ma non basta. Taxi B è senza dubbio il più talentuoso dei 3. Più concettuale che pratico, riesce a creare scenari assurdi anche con poco più di una frase. La traccia d’apertura UP ne è la dimostrazione. Il linguaggio è esplicito e duro da digerire, quello che sa fare meglio. Invece, abbastanza fuori contesto Chiello, non ha una strada ben precisa e anche per quanto riguarda i ritornelli, Taxi riesce ad essere più musicale e melodico.

Nel complesso si potrebbe fare benissimo a meno del 90% dei testi di questo progetto.

Si potrebbe, (bisognerebbe!) fare una statua a Greg Willen per il lavoro svolto in FSK TRAPSHIT. Le sonorità che riesce a creare – soprattutto nei brani con Taxi B – sono incredibili e soprattutto originali. La capacità di variare a seconda dell’artista che c’è sulla traccia è anch’essa eccellente: si passa dall’hardcore/techno di UP, al rip off dei sound west Coast in NO SPIE e CATENE JESUS, alle atmosfere più rilassate di NON E’ MIA. Grande lavoro poi di Dbackinyahead e di Luca La Piana in MELISSA P e ABBIAMO (quest’ultima produzione particolarmente interessante e centrata).

I toni oscuri e abbastanza oppressivi non rendono l’ascolto super scorrevole, ma credo sia stato un rischio calcolato e inevitabile.

In Italia sono qualcosa di abbastanza unico. Diversi, senza filtri e con grande cura dei dettagli, si muovono però su binari che spesso sono forzati. I temi – droga a iosa, qualche cuore e tanta gangsta life (molti riferimenti anche al concetto di “mafia”) – non comunicano sempre. Funzionano senza ombra di dubbio, ma c’è bisogno di qualche correzione, senza volerli forzare nella programmazione (che sarebbe un errore). Sicuramente rappresentano la visione di una provincia molto diversa da quella che ci è stata raccontata fino ad ora.

Vivono con l’etichetta di fenomeno attuale, ma al giro di boa avranno un futuro? Non conosco naturalmente la risposta, ma senza ombra di dubbio FSK TRAPSHIT è un progetto con una forte identità. La sensazione è che con alcuni accorgimenti, alcuni assolutamente necessari, il collettivo possa dire la sua nel panorama italiano e ripercorrere magari i fasti della Dark Polo Gang.

Per adesso, il primo album degli FSK SATELLITE è un embrione che deve crescere ancora parecchio.