Salmo - (Ph. Roberta Marciello)

Mi è sembrato giusto far passare qualche settimana e diversi ascolti, prima di sbilanciarmi su quello che era a detta di tutti il disco del momento, MM4. 

A proposito. Ma come fanno siti e magazine vari a sbilanciarsi su un disco, spesso e volentieri con giudizi molto estremi, a un’ora dall’uscita dello stesso?

Certo, direte voi, ci sarà una via di mezzo tra scrivere una recensione dopo un’ora e scriverla dopo due settimane, quando probabilmente anche Salmo inizia ad averne i coglioni pieni della strofa di Hell Raton. Suvvia si scherza, d’altronde a noi stronzi piace andare a lavorare altrimenti facevamo i manager degli artisti. 

Allora, se è il pubblico il metro di paragone, il responso è di quelli da elezioni bulgare. 13 milioni e rotti di streams solo per il primo giorno, 54 milioni di streams nella prima settimana, battendo così i record precedentemente stabiliti dallo stesso Salmo con Playlist. Un successo di pubblico tale da costringere quegli indomabili progressisti delle radio italiane a passare un pezzo, “Marylean”, con Salmo, Nitro e il redivivo Marracash che ormai appare e scompare come Bin Laden. 

Tutto bellissimo ma… è davvero così figo? Non sarà che ci siamo talmente abituati alla musica di merda che non appena qualcuno pubblica un bel-buon disco ci sembra di aver visto la madonna palleggiare come Ronaldinho? 

Come insegnano in Economia, se si ha del buon capitale da parte (talento), i periodi di recessione possono essere quelli migliori per espandersi.

La carenza di spinte innovative e propositive economiche, in questo caso musicali, fanno sì che un’idea che sarebbe stata ritenuta “ok” in tempi normali, possa così passare come la svolta del secolo.

Ok, forse ho fatto un esempio troppo intelligente per il pubblico di Hano… Ah! Ci sono! Avete presente la tipa carina che nei locali va sempre con un’amica così brutta che invece di chiedere ai tuoi amici “Chi è?” chiedi “Cos’è?”?. 

Ecco, quella tipa è carina davvero ma il fatto che vada in giro con un boiler dell’acqua calda fa sì che sembri un incrocio mortale tra Rihanna e Gisele Bündchen. 

Per quanto mi riguarda, il Machete Mixtape 4 è una tipa carina, non una figa. Se passa per una gnocca è solo perchè si è presentata in un locale con l’ultimo disco di Rkomi affianco, e allora sì, era facile venire scambiati per Ready to Die. 

Per carità, ci sono delle figate e le performance di alcuni dei partecipanti che sono assolutamente da sottolineare. Uno su tutti Lazza, un artista che non ho mai seguito più di tanto, limite mio, e che in questo mixtape ha scritto una strofa meglio dell’altra.

Massimo Pericolo, cacca nel cesso di Marracash a parte, ha spaccato. Ha spaccato perché questo rap truzzo tagliato con l’accetta gli calza a pennello ed è uno dei pochi immaginari che forse mancava a questa scena in cui si è già visto tutto e il contrario di tutto. 

Mi sembra una sorta di Metal Carter giovane che è andato più alle giostre che alle messe sataniche. 

Leggo che in questo periodo va molto di moda propsare Pericolo per le sue idee più filosofico-poetiche, da Sabbie D’oro alla sua ultima performance nello studio di LiveZero. A me francamente dà l’impressione di un elefante che prova a ballare la danza classica. 

Massimo Pericolo per me è quello di “Star Wars”, delle rime sulla coca e sulla sborra, è quello delle strofe di Real Talk, è quello della galera, è 7 Miliardi. Fine. Se cerco dello storytelling vado da altre parti. 

Fibra? Boh, è da Calipso che faccio fatica ad ascoltarlo. Bella la strofa di “Star Wars”, abbastanza insignificante quella di “Yoshi” dove, essendo in compagnia di tha Supreme, sarebbe bastato un “sole cuore amore” per passare per Pirandello. 

Nel frattempo Salmo ieri ha bullizzato su instagram un’hostess di volo (in realtà ha scritto hostes) rea di non averlo aiutato col bagaglio a mano, episodio di cui non riusciamo purtroppo a meravigliarci più di tanto.

È il caso però, nel totale sprezzo di ogni privacy, di scrivere nome e cognome dell’assistente di volo in una storia instagram con tanto di tag ad Alitalia? Non è una sorta di bullismo 2.0? 

Non pago, nella storia successiva si è scusato per l’errato spelling di “hostess” e ha aggiunto che poco cambia come lo scrivi perchè “si legge cameriera di volo”. 

Non è chiaro se fosse un neanche tanto subdolo modo per dare alla poveretta della fallita ma tant’è, un’intera categoria screditata solo perché, a tuo dire, non ti ha aiutato col bagaglio. 

Che poi, cosa ci sarebbe di male ad essere una cameriera di volo? Le cameriere almeno ti portano il caffè, i rapper italiani manco quello. Suvvia si scherza. 

Rimane un po’ di dispiacere nel vedere che l’artista del momento si sia lasciato andare ad un colpo basso, perché sì sa, da cameriere di volo a “stronzi di terra” il passo può essere molto breve.

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