L’essenza cinematografica di Santeria di Marracash e Guè Pequeno.

Marracash e Guè Pequeno. Due colonne portanti per il rap game in Italia. Due “apripista” della scena che dal 2004 in poi hanno impresso i loro nomi nella mente di ogni ragazzo appassionato al genere. Hanno pubblicato ogni genere di album, dal più street al più elaborato, hanno insegnato come stare su un palco, hanno fatto da maestri per qualsiasi aspirante rapper in questo Paese.

Nel 2016 succede un evento particolare, ovvero che i due rapper milanesi uniscono le forze per partorire un joint album. Ricordo ancora quando, a fine 2015, i due protagonisti in questione hanno cominciato a lanciare segnali sui loro social contenenti foto che li immortalavano assieme a Tenerife. Rumors terminati con una foto pubblicata il 4 gennaio 2016 con una descrizione alquanto chiara: “questa gente, queste strade, questo stile è roba mia. Nel 2016 nuovo album: Marracash + Guè Pequeno”. Il web impazzì. Quell’anno tutti gli amanti del genere attendevano l’uscita di quello che sarebbe poi stato Santeria.

Tra session spagnole e brasiliane, il 24 giugno uscì il disco. Nessun featuring, produzioni composte dai migliori producer italiani e artwork della cover affidata all’artista sudamericano Armando Mesias.

In questo articolo proverò a evidenziare un aspetto che all’apparenza può risultare nascosto ma in realtà è di grande impatto sull’anima dell’album. Sto parlando dell’essenza cinematografica che impregna sotto tutti i punti di vista il progetto.

In Santeria Fabio Rizzo e Cosimo Fini abbandonano un po’ loro stessi per entrare al cento per cento in Marracash e Guè Pequeno. Come rivelano anche nel CD “The Recording Session” (contenuto nella versione Voodoo edition), le affinità cinematografiche sono state fondamentali per la costruzione delle tracce. In effetti i riferimenti sono vari, alcuni espliciti e altri meno. A sostegno della mia tesi loro stessi enunciano:

“l’ispirazione (che ha fatto nascere il concetto della santeria) arriva come spesso ci accade da un riferimento cinematografico, in particolare da “City of God”. Dopo il rito si snoda la maledizione e parte l’album. Il disco è un film. Nato in anni di amicizia, di condivisione di riferimenti, di passioni comuni, di gusti musicali, di immaginari con cui siamo cresciuti”.

Soprattutto nell’esibizione live l’album si tramuta in un lungometraggio, chi vi ha partecipato saprà benissimo di cosa sto parlando. I due artisti alternano sul palco performance da cantante e attore, con l’aggiunta di intermezzi video con voce fuori campo che portano avanti la trama. Le tracce del disco vanno quindi a formare una sorta di copione, seguendo una linea narrativa.

Il Film

Il concetto della santeria ricorre sia a livello grafico che contenutistico. L’artwork del progetto raffigura i due rapper con i tipici tratti iconografici composti da santi e teschi. Il disco parte proprio con una donna che maledice Marra e Guè per il loro stile di vita lussurioso e corrotto. Questa può essere considerata l’introduzione, il fatto scatenante che dà il via al film. I due protagonisti sono quindi consapevoli di ciò che li attende, sanno la strada che andranno a percorrere, ma il denaro e lo sfarzo corrompono per natura ogni essere umano e loro non sono da meno. Nonostante l’allerta data dalla maga, decidono di proseguire.

“El diablo, el fuego y la luz los trajeron hasta aqui, hasta que se queden en la calle de esta ciudad, donde Orula los olvidò, porque ya sé que es lo que quieren: el poder, el dinero, el éxito.
El poder los destruirà, el dinero los traicionarà, la fama les arrancarà el alma.
Con esta brujeria Gué Pequeno, Marracash, los Orishas los maldicen, Osogbo Ofo, Cafetera, Eles Cieleste, Eledà.
Fermes, fermes ahora que todavia estàn en tiempo.
Santeria.”

Dall’incipit del progetto si passa allo sviluppo della trama. Infatti Money rappresenta il momento della scelta dei due protagonisti di non abbandonare la rincorsa al successo ma di proseguire verso la strada della corruzione, il titolo stesso della traccia definisce appunto il concetto. Segue Senza Dio che si traduce con la presa di coscienza di ciò che sono diventati, la traccia rincorre un pensiero pessimista nel quale i due si interrogano sulle loro azioni, sulla loro vita e su ciò che li circonda. Una consapevolezza che non basta per fermare la loro corsa verso la lussuria e conseguentemente alla contaminazione dell’anima.

Le due tracce seguenti sono Cashmere e Salvador Dalì che possono essere intese come il momento dell’arrivo al successo, al lusso. Raffigurano la fama, l’ostentazione e il vizio. Parallelamente Maledetto Me e Senicar (che non fa parte di Santeria ma è stata messa nella scaletta live) si configurano rispettivamente come lo stile di vita notturno e esagerato di Marra e Guè. Queste quattro canzoni sono il momento più sontuoso del percorso dei due protagonisti, nel quale si godono a pieno il raggiungimento del successo senza farsi domande e senza farsi problemi.

Passiamo subito a Purdi. Un testo di denuncia verso il modo di pensare e di lavorare all’italiana: arrivista, egoista e squallido. All’interno della pellicola immaginaria si può vedere come uno scontro con i rivali del loro successo. Rivali che minano il loro status e che devono essere affrontati. Si passa così a Cosa mia che è appunto la presa di posizione dei nostri due protagonisti rispetto al problema. Parte del film nel quale i personaggi principali si pongono al di sopra di tutto. Segue questo filone la canzone successiva – Scooteroni – dove entrambi proseguono con l’autocelebrazione.

Arriviamo a Tony che rappresenta il principio dello screzio tra i due amici. Così ognuno di loro comincia a diffidare dell’altro, il successo sta cominciando a minare le loro persone e la loro fedeltà reciproca. Entrambi vogliono primeggiare e stare un passo avanti, la fama e la ricchezza stanno prendendo il primo posto tra i loro obiettivi, a discapito della loro amicizia e dei valori umani. Ognuno vuole fare “Tony”. Per chi ha visto Scarface il concetto è chiaro.

Si giunge quindi a Quasi amici, una canzone che si descrive già dal titolo. Questo è il punto di rottura vero e proprio, nel quale i due si puntano il dito e si rinfacciano a vicenda i comportamenti scorretti attuati. Accuse che sfociano in una separazione. Così i due nemici/amici si dividono e intraprendono un percorso solitario che è tradotto nella parte live da solisti dove i due rapper cantano le loro rispettive hit.

Ma il lungometraggio non finisce qui. Marra e Guè si interrogano sulla possibilità reale di essersi traditi così a fondo da non riuscire a rimediare. Si arriva così a una delle tracce più introspettive – Film senza volume – che può essere intesa come il momento nel quale entrambi si fanno un esame di coscienza, un’auto analisi che divora li dentro e che li mette in discussione. Lo stesso discorso vale per Brivido (che non fa parte di Santeria ma è messa nel live). Devono decidere, o finirla una volta per tutte oppure ricongiungersi. Entrambi si interrogano a lungo su cosa sia la cosa più giusta.

Ma nulla accade mai per caso e così i due protagonisti si riavvicinano e capiscono che l’amicizia è più importante dei soldi e della fama. Lo spettacolo si conclude con Nulla Accade che segna il riallacciamento del rapporto tra i due protagonisti.

Conclusioni

Santeria di Marracash e Guè Pequeno è più di un semplice album, specialmente se si parla del live. Chi ha avuto la fortuna di partecipare a una delle date ha presente di cosa sto parlando. È stato uno show vero e proprio – più di un semplice concerto – un vero e proprio lungometraggio, raccontato dall’inizio alla fine con tanto di voce fuori campo.

Questi sono progetti che alzano decisamente l’asticella qualitativa in questo genere musicale. Cercare di portare qualcosa di nuovo – senza che la novità sia fine a se stessa – ma piuttosto sia un pretesto per educare il pubblico ad apprezzare i lavori ben fatti e tendere una mano al resto della scena.

 

L'articolo Santeria, il film di Marracash e Guè Pequeno proviene da Rapologia.it.