Un’intervista a Raige tra il nuovo album Affetto Placebo, la letteratura e il ritorno a rappare nel brano con Ensi e Rayden.

Era un benerdì di fine Maggio quando in una delle tante Feltrinelli di Milano abbiamo incontrato Alessandro Vella, in arte Raige. È stata l’occasione per parlare di tante cose: dal personale al generale e soprattutto dagli albori ad oggi, ovvero dai One Mic ad Affetto Placebo. Ci siamo imbattuti in personaggi del pop, grandi scrittori del ‘900 fino ad arrivare persino a Sanremo.

Ecco quello che ci siamo detti:

Ciao Alex, prima di tutto come stai? Come hai passato gli ultimi tempi?
«Beh, diciamo che ho fatto tante cose lontano dai riflettori, ad esempio scrivere un romanzo. Poi ho anche fatto da autore per molti artisti tra cui star del pop italiano come Laura Pausini e Tiziano Ferro. Poi qualche tempo fa è sopraggiunta l’esigenza di fare un altro album, esigenza assolutamente non economica ma artistica.»

Sì, e tutto questo traspare già ad una prima occhiata, oltre che al primo ascolto.
«Guarda, se fosse stata una mossa commerciale avrei messo la mia faccia in copertina, avrei evidenziato la tracklist ed inserito più featuring, ed invece no. Abbiamo voluto mettere il contenuto ed il messaggio davanti all’apparenza e sono soddisfatto del risultato.»

 

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#AffettoPlacebo è il mio nuovo album, fuori ovunque dal 24 Maggio. Potrei scrivervi mille parole su questo disco, per cercare di spiegarvelo, di farvi entrare nel mio mondo, ma nessuna frase potrebbe essere più giusta di: è il mio album più sincero. Da oggi potete presalvarlo, in fisico e in digitale, e partecipare all’iniziativa che darà la possibilità a 10 di voi di ascoltarlo, insieme a me, in anteprima. Questo evento si terrà il 17 Maggio a Milano. Nelle storie trovate tutte le istruzioni. Gli instore, con live in acustico, arrivano settimana prossima. Link in bio e nelle storie. “…nella vita ho provato tutte le cure possibili, mi rimane solo questo Affetto Placebo…” #Raige #New #Album #Disco #Music #Musica

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E tornando al tuo romanzo, com’è stato per uno che come te è sempre stato abituato a scrivere parole in rima, scrivere invece un libro intero?
«È stato molto interessante e divertente perché ho dovuto proprio imparare un nuovo modo di approcciarmi alla scrittura. Per fortuna sono un curioso e l’ho vissuta prima di tutto come una sfida e poi come un piacere. La parte forse più difficile e strana è stata senza dubbio la stesura dei dialoghi perché è stata la prima volta che mi trovavo a metterli su un foglio. In generale è stata una bella soddisfazione anche perché abbiamo raggiunto dei buoni livelli per quanto riguarda alle vendite.»

Bene, e visto che siamo in tema veniamo ora ad una domanda cara a noi di Rapologia: qual è il tuo rapporto coi libri e se hai qualche titolo da consigliare ai nostri lettori.
«Che bella domanda! Personalmente, che mi ha avvicinato alla lettura e che mi ha cambiato la vita è stato 100 anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Diciamo che anzi ha cambiato proprio il mio modo di scrivere. Poi te ne dico un altro dato che tempo dopo mi ha molto ispirato, ovvero Le rose di Acatama di Sepùlveda.»

E sempre parlando di esperienze, torniamo indietro di qualche anno e parliamo un po’ di Sanremo. A distanza di anni, come valuti quell’esperienza? Ti ha lasciato qualcosa?
«Allora, partiamo subito col dicendo che a livello commerciale è stato veramente uno sbaglio. E dico questo perché venivo da un disco che aveva debuttato terzo in FIMI, avevo fatto un pre tour praticamente sold out e avevo scritto la title track del disco di Tiziano Ferro. A Sanremo però mi hanno chiamato solo per interpretare un brano praticamente già scritto, mentre se avessi portato la mia storia ho la presunzione di dire che sarebbe andata molto diversamente. Detto questo, ci sono stati anche dei lati positivi, uno su tutti lo stare su un palco davanti a così tante persone. In pratica mi ha insegnato a non avere più paura di nulla ed Affetto Placebo nasce proprio dopo questa parentesi, racconta anche come una persona riesca a metabolizzare bene un’esperienza come quella.»

Sempre a proposito del disco, si sentono anche delle sonorità cosiddette trap, quindi anche tu hai voluto metterti in gioco e provare a sperimentare un po’ questa nuova corrente. Un parere a posteriori?
«Guarda, ti devo dire che a me non interessa il genere, devo solo percepire come gradevole l’insieme di note e parole. Per questo per quanto mi riguarda c’è ovviamente la trap fatta bene e quella non. Un esempio di un artista che ascolto volentieri è Post Malone: belle melodie e belle basi anche se il contenuto non è sempre così elevato. Concludiamo dicendo che non sono assolutamente un detrattore ma ho ovviamente i miei gusti.»

Ultima domanda ma non per importanza sicuramente. Forse anche un po’ ovvia ma decisamente inevitabile: com’è stato far tornare a rappare sulla stessa base i One Mic? Partendo dal fatto che vedere riuniti Raige, Ensi e Rayden ha colpito dritto al cuore qualunque appassionato del genere.
«Quando ho scritto Scuola Calcio volevo che fosse un pezzo generazionale. Volevo farlo per tutti quelli che come noi sono cresciuti al campetto imparando giocare certamente, ma coltivando anche valori come aggregazione e condivisione. Se a questo aggiungi che Affetto Placebo è un disco molto personale capisci perché ci sono Ensi e Rayden e perché oltre a loro non ho voluto nessun’altro.»

Dunque, nonostante sia già fuori da qualche settimana, andate tutti ad ascoltare il nuovo disco di Raige, sia per nostalgici sia per chi l’ha sempre seguito e ha sempre apprezzato le sue capacità vocali e creative.

Affetto Placebo è fuori dal 24 Maggio su tutte le piattaforme digitali, instore già in corso per cui controllate la sua pagina Instagram per maggiori dettagli.

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