Bushwick Bill è uscito sconfitto dalla battaglia contro il cancro.

Solitamente quando al Rap vengono accostati elementi riguardanti vite interrotte, gap sociali e dissolutezza si finisce spesso col cadere banalmente nello stereotipo. Non vorremmo mai che questo genere passi esclusivamente come veicolatore di violenza e disagi, ma è anche vero che sono proprio queste situazioni che ne hanno reso necessaria la nascita, trasformando le parole in uno valvola di sfogo che ha bisogno di andare oltre l’intrattenimento.

Gli esponenti che hanno fatto la storia del rap interpretando i ruoli più sporchi e ruvidi non si possono contare sulle dita di una mano, ma tra quei pochi che vanno assolutamente ricordati troviamo i Geto Boys, in particolar modo Bushwick Bill, scomparso la scorsa notte all’età di 52 anni, portato via da un cancro al pancreas che è riuscito ad essere più forte della pallottola che gli ha portato via l’occhio destro molti anni fa. Storia che – inoltre – potete trovare nel brano Ever So Clear.

Quella stessa pallottola darà poi vita indirettamente alla cover di We Can’t Be Stopped, che ritrae proprio Bushwick nelle ore successive all’incidente apparentemente causato dalla propria ragazza per divergenze banali. Quel momento è soltanto l’apice di un gruppo che, in modo totalmente indipendente, ha rivoluzionato il concetto di gangsta – solitamente legato alla costa californiana – ridefinendone uno completamente nuovo, che ha visto Houston come punto di riferimento inamovibile, prima d’allora non ben nota per la sua produzione musicale.

Mettete insieme quindi il Southern Gangsta, tre ragazzi usciti direttamente dai sobborghi della Hi-Town e una label nata quasi per gioco destinata ad entrare di diritto nella storia di questo genere, la Rap a Lot Records. Questa è solo parte della storia cui Bushwick ha contribuito, portando nella scena un immaginario inedito costruito da un vissuto sofferto ed una voglia inesauribile di spaccare, cui nemmeno la forma di nanismo da cui era affetto poteva porre rimedio.

Richard Stephen Shaw ci lascia quindi all’età di 52 anni, tramandando una memoria storica che neanche l’assenza fisica può far dimenticare. Resta lo spirito, di Houston, di Bushwick e dei Geto, dentro i fantasmi con cui ha sempre lottato, gli stessi presenti in Phantom of the Rapra, l’album solista che esordiva proprio con “Phantom’s Theme” con le seguenti motivazioni:

“Well, I named it Phantom of the Rapra cause I like opera
And it deals with sex, rape, violence, incest, and suicide
You know
And it’s accepted by the same people
That are willing to ban rap”

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