IGOR rappresenta un nuovo punto di partenza per Tyler, The Creator: l’ultima fatica discografica del rapper californiano, pubblicata lo scorso 17 maggio, è il frutto di un’evoluzione netta ma allo stesso tempo naturale dell’autore. Ripartendo dalle solide fondamenta gettate con Flower Boy viene così a delinearsi un deciso cambio di rotta, tanto artistico quanto personale. Questo ragazzo, sebbene non sia mai stato l’emblema del politically correct, ha invece dimostrato di sapersi reinventare e stupire, senza però snaturarsi. 

In IGOR viene alla luce tutta la fragilità e la sensibilità dell’autore: realizzato dopo una cocente delusione d’amore, Tyler si è visto costretto a dover fare i conti con se stesso e con quanto rimasto da una storia ormai in procinto di concludersi. Quello che colpisce è il modo di affrontare tematiche delicate come l’abbandono, la solitudine e la conseguente rabbia derivante da una rottura. Un approccio delicato, ma allo stesso tempo risoluto e diretto da parte dell’artista, che lascia ampio spazio all’ascoltatore per potersi immedesimare ed empatizzare con quanto raccontato.

Il tappeto sonoro del disco, curato interamente da Tyler, è di gran lunga il punto forte di IGOR. Le strumentali, prodotte da lui in prima persona, dimostrano tutto l’impegno e la cura per i particolari profuse nella realizzazione dell’album. Piene di sample di matrice soul, R&B, e con rimandi a numerosi generi, come l’elettronica e il synth-pop, sono la perfetta sintesi dell’evoluzione artistica dell’autore. Inoltre, la ricerca di un suono deliberatamente sporco, e a tratti quasi lo-fi, aiuta a non incorrere in una plasticità di fondo che molto spesso accompagna produzioni del genere.

Non è facile inquadrare IGOR all’interno di un genere ben preciso: Tyler, durante tutta la durata dell’album, canta, rappa e armonizza in maniera quasi grottesca, risultando a più riprese la caricatura di se stesso. Ed è questo uno dei suoi principali punti di forza, ossia la capacità di non prendersi mai completamente sul serio, indipendentemente dalle tematiche trattate. Sebbene abbia abbandonato quasi completamente la cifra stilistica dei suoi primi lavori, il timbro e l’impostazione vocale lo rendono immediatamente riconoscibile, anche quando, come in EARFQUAKE, si cimenta in un improponibile cantato in falsetto. Nonostante sia realizzato in maniera discutibile e sconnessa, risulta a conti fatti uno dei punti più divertenti e riusciti del disco.

È difficile non rimanere colpiti dopo un primo ascolto di IGOR: Tyler,The Creator realizza e compone un album dalle linee morbide ma decise, in cui viene messa a nudo tutta la sua fragilità e sensibilità artistica, come mai prima d’ora. Un prodotto dalla bellezza quasi spiazzante, che si candida con prepotenza per lo scettro di miglior disco dell’anno.