Sabato 8 giugno presso il Caos di Terni si terrà un evento che vedrà tra i protagonisti anche Amir Issaa, il quale formerà i partecipanti in un workshop incentrato sulla scrittura di un testo musicale.
Un evento, per l’appunto, formativo, che vuole includere e stimolare le narrazioni e le riflessioni sul quotidiano. Lo abbiamo intervistato facendo il punto sulla funzione dell’Hip Hop come strumento educativo, su cosa si potrebbe fare per favorirne la diffusione nel sistema scolastico e non, e su come questa cultura potrebbe aiutare nel superare i limiti xenofobi ed esclusivi che di recente, purtroppo, si diffondono nell’opinione pubblica.

Vi lasciamo alla lettura, ci vediamo a Terni!

Sono dei laboratori di scrittura con il Rap. Ho iniziato a farli un po’ di anni fa qua in Italia. Dopo qualche tempo ho scoperto che pensavo fosse stata una mia intuizione, all’estero già fatta da tanti altri. Non unicamente negli Usa, ma anche in Europa. Ho così iniziato a collaborare con diverse realtà. L’apice di questa collaborazione è proprio l’evento dell’8 giugno a Terni! Si è costituita una realtà chiamata You Artistry Collaborative (YAC). È una rete internazionale che verrà presentata nell’evento, in cui ci sarà anche un laboratorio di Rokmore. In America propone questi laboratori Hip Hop utilizzando i beat. Collaborando con lui ho scoperto che negli Usa ci sono realtà che svolgono attività laboratoriali con tutte la discipline della cultura Hip Hop!
In America l’Hip Hop è utilizzato come mezzo espressivo capace di dare un’opportunità ai ragazzi in difficoltà, è un mezzo per trovarsi una strada. Per questo è usato anche in Francia, Germania, Belgio e in Spagna.

Io penso che in Italia non sia così diffuso a causa di pregiudizi e di stereotipi che sono legati al rap. Questo è un problema. I rapper qui in Italia, in generale, a non hanno “un’immagine di maturità” capace di convincere un docente a coinvolgere un rapper a livello scolastico e didattico.
Il problema è dipeso sia dalla chiusura mentale degli insegnanti, sia da parte degli artisti, i quali hanno mantenuto un’immagine del rap come qualcosa per i ragazzini.
Io sto cercando di aprire un altro filone, ossia: l’essere legato sempre alla scena Hip Hop, avendo però un’immagine più matura. Per questo i testi hanno un contenuto di un certo tipo, che non si sviluppa solamente attorno al racconto dell’uso della droga, oppure semplicemente stupidi.
Anche attraverso il libro Vivo per questo mi sono aperto una strada più culturale. Quello che faccio io a livello pionieristico con i laboratori, tra qualche anno sarà normale.

In un contesto come il nostro, in cui fascismo e razzismo sono ricomparsi anche a livello europeo, sicuramente l’Hip Hop può essere un strumento d’integrazione. Ad esempio, in Belgio è utilizzata la break dance. Romina Carota propone a ragazze di religione islamica laboratori di danza Hip Hop in modo tale da creare situazioni di scambio e di contatto fuori dalle mura domestiche. In Germania è invece il rap essere molto utilizzato. La finalità è combattere le discriminazioni. Sicuramente la cultura e il movimento Hip Hop possono essere veramente efficaci e risultare affascinanti per i ragazzini e le ragazzine. Si possono, così, attraverso questi strumenti trattare tante tematiche. Il razzismo e le discriminazioni si possono vincere anche attraverso l’Hip Hop!

amir issa guarda il treno che passa

Il fatto che in Italia non ci sia o che comunque non ho avuto molta collaborazione è dovuto al fatto che qualcuno ancora “non ha visto oltre la porta”, come si dice.  Si pensa che il rap sia per giovani e che uno a quarant’anni debba smettere di far musica perché non funziona più, perché ai ragazzi non gli piace quel rapper quando arrivi ad una certa età ti puoi reinventare!
Ad oggi ho una collaborazione più a livello estero ed europeo, però mi auguro che si crei anche una rete anche qua! Un esempio di collaborazione italiana è il progetto “Potere alle parole” della Feltrinelli. In questo ero direttore artistico e in ogni regione italiana c’era un rapper in una scuola che faceva un laboratorio Hip Hop. Oltre questo però non si è creata una rete.
In America è diverso. Ci sono, anche, sezioni all’ Università di Sociologia Hip Hop, Hip Hop e Pedagogia… in Italia si inizia pian piano. So che ci sono anche altri laboratori Hip Hop!

Io penso assolutamente che si possa creare una rete italiana. C’è bisogno solo di un po’ di tempo e di visibilità dei laboratori Hip Hop, così che arrivi al Provveditorato, al Miur e alle Istituzioni. Io ci sto riuscendo. Ad esempio pochi giorni fa ho concluso una collaborazione proprio con il Miur! Questo processo d’ istituzionalizzazione sarà sempre ufficiale e diffuso.

Sicuramente si può già creare un manifesto sull’Hip Hop educativo. L’Hip Hop è già educativo. Nel momento in cui ti tiene lontano da alcune situazioni quando sei piccolo e poi inizi a fare il rapper, inizi a ballare e fare i graffiti e ti da un’alternativa a quello che sono i pericoli e gli ostacoli che puoi incontrare durante il tuo percorso di crescita. Questo sicuramente aiuta.

Sono sicuro che si possa scrivere un manifesto con dei punti ufficiali, perché no?! Com’è stato scritto il manifesto sulla Zulu Nation, si può scrivere un manifesto educativo Hip Hop. Questo va, però contestualizzato con i luoghi in cui si intende sviluppare. Perché la realtà sociale è diversa da quella della Germania, dell’America e così via… e quindi deve essere “personalizzato”.

Dalle 21.30 l’evento proseguirà con il concerto di Amir, con il DJ Tiziano Ribiscini e con un breaking show. Non mancate!