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Dal 30 maggio al 1 giugno ho avuto finalmente modo di partecipare al Primavera Sound Festival di Barcellona. Una delle realtà più solide e affermate in Europa.

Per il festival è stato un anno  svolta. Gli organizzatori hanno deciso di ripartire il cartellone degli artisti in modo uguale tra uomini e donne. Una provocazione forte, per accendere i riflettori sulla tanto dibattuta parità di genere ed abbattere definitivamente gli stereotipi, vivi anche nel mondo della musica.

Inoltre, la programmazione si è aperta come mai prima d’ora al panorama ampio e variegato della black music, dando molto spazio a nomi provenienti dal soul, dall’urban, dal R&B e chiaramente anche dal rap, dalla trap, dal grime. Ciò ha comportato una piccola rivoluzione, perché negli anni il Primavera Sound era sempre stato considerato una roccaforte del cosiddetto “indie”, divenendo una casa sicura per band iconiche di questo filone come The National o Arcade Fire.  Certo, i nomi della black music non hanno completamente spazzato via artisti più consueti per il festival, ma si sono presi comunque una bella fetta dello spazio a disposizione. Così, al motto di “The New Normal” il festival ha voluto aprirsi a stili e linguaggi che ormai globalmente stanno diventando sempre più rilevanti ed attuali, sin dal video di lancio di questa edizione 2019.

In tanti avevano gridato allo scandalo, ma in realtà il festival si è presentato con una line up comunque capace di soddisfare i gusti più disparati. Questo grazie al grande luna park della musica che è il Parc del Forum di Barcellona; un luogo suggestivo che permette di condensare in pochi giorni un numero davvero elevato di esibizioni sfruttando appieno la varietà di palchi allestiti per l’occasione, ciascuno con un’identità distintiva: dal palco sulla spiaggia, fino al palco dentro ad un vero e proprio auditorium.

La scommessa degli organizzatori è stata ampiamente vinta. Si è vista subito l’attualità e la lungimiranza delle scelte fatte: gli artisti dell’universo della black music hanno dimostrato quanto ora, in questo momento, rappresentino gli stili e i linguaggi di riferimento. Sia per la partecipazione convinta del pubblico, sia per  la qualità e l’attualità delle performance presentate.

Photo by Primavera Sound

Janelle Monae – Photo by Primavera Sound

Per quanto mi riguarda, poi, sono state proprio le artiste femminili ad aver dato vita ai live migliori del festival. Janelle Monaè ha stupito con una performance completa e divertente, ma anche fatta di contenuti. Tra coreografie e sketch, ha saputo parlare senza retorica di diritti civili, muovendo una critica ironica e serrata a Dondald Trump e alle sue politiche. Erykah Badu, si è imposta come sacerdotessa del nu-soul, con un live di rara intensità e bellezza. Kali Uchis ha colpito con la sua sensualità e con la qualità straripante della sua musica, ricca di personalità e talento. FKA Twigs ha fatto sognare il pubblico con una performance onirica, portando in scena l’anima della sua musica attraverso l’eleganza travolgente del suo ballare.  Rosalia ha presentato il suo mix di tradizione catalana con suoni più attuali e di appeal (dalla trap al reggaeton) in un live iconico e sorprendente. Little Smiz ha incendiato uno dei palchi minori, a colpi di stile e di rime affilate, supportata da una band davvero di tutto rispetto.

Nas - Photo by  Christian Bertrand

Nas – Photo by Christian Bertrand

Tra gli altri momenti più alti figurano comunque live di artisti provenienti dal mondo della black music. Nas ha dimostrato ancora una volta che artista è, con un live serrato, fatto di tanti classici, per un hype costante assicurato. Pusha T  ha fatto il suo solito live chirurgico, divorandosi il palco a suon di barre. Danny Brown ha divertito, con il suo personaggio sempre al limite. Future ha fatto ballare una folla entusiasta a suon di hit. Tra i DJ’s, menzione obbligatoria per il producer Dam Funk, che ha sfoderato chicche di puro funk facendo scatenare il pubblico con il suo gusto inconfondibile, e il leggendario DJ Tony Touch che ha portato un po’ di amici da New York City per organizzare una sorta di block party alla vecchia maniera, dal sapore molto anni ’90.

Tra i nomi nuovi, si messa è in mostra sicuramente Tierra Wack, con un live molto divertente, che richiamava il mood giocoso della sua musica nei visual e nell’atteggiamento dell’artista. Anche Empress Of, nuova stella del pop con profonde radici nella black music, ha saputo brillare emozionando per il profondo coinvolgimento emotivo con il quale ha interpretato ciascun brano. Infine, va menzionata Kate Tempest, che non ho visto personalmente, ma che fonti attendibili mi hanno segnalato per presenza e qualità della sua performance.

Empress Of - Photo by Eric Pames

Empress Of – Photo by Eric Pames

Certo, ci sono stati anche alcuni live più sotto tono o che hanno deluso le aspettative, ma questo alla fine fa parte del gioco. 070 Shake ad esempio si è persa più nel muoversi confusamente sul palco, tra un salto sulla consolle del suo dj ed un arrampicarsi sulle colonne portanti del palco, che sulla sua musica. Ma ciò non toglie che lo spessore della sua scrittura e la particolarità del suo timbro vocale la proiettino comunque tra le next big thing. Solange invece ha suonato su uno dei palchi principali,  questo ha fatto svanire in parte l’effetto potente della profondità del suo soul, a favore dello show con tanto di ballerine. Però anche nel suo caso ciò non toglie che si tratti comunque di un’artista di indiscusso valore.

Photo by Christian Bertrand

Photo by Christian Bertrand

Insomma, il Primavera Sound ha sicuramente colto nel segno. Ha azzardato, mettendo in gioco un’immagine ed un’identità solida per aprirsi alla contemporaneità e ai cambiamenti inevitabili del tempo. Del resto la musica è la voce della società che si rinnova, cambia, nel bene o nel male, senza giudizio di valore. Ed ecco quindi l’intelligenza di vedere oltre di chi sta dietro le quinte di questo festival, che ha saputo accogliere, senza snaturare la sua creazione, anche altri stili e linguaggi. In un’ottica di dialogo, bilanciando gusti ed esigenze e mantenendo comunque un festival di assoluta qualità ed assoluto fascino.

I numeri hanno confermato, con circa  più di 220 mila persone nei tre giorni, che il pubblico ha creduto ancora una volta nel Primavera Sound; il che consente di annoverarlo di diritto tra gli appuntamenti più importanti in Europa. La nuova strada intrapresa, tuttavia, è solo l’inizio. Nel 2019 il festival celebrerà il suo ventesimo anniversario ed oltre alle consolidate edizioni di Barcellona e Porto, sbarcherà negli States con un’edizione a Los Angeles, in cerca di altre stimolanti sfide.

Di seguito trovate tutte le informazioni su dove recuperare i video integrali delle principali performance di questo entusiasmante Primavera Sound 2019.

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