Bomber Citro, al secolo Nicola Citro, è uno di quegli artisti che si è fatto largo nel panorama musicale a suon di rime e sudore, guadagnandosi rispetto e ammirazione soprattutto nella sua città, Padova. Da lì è partita la sua storia che l’ha visto legarsi alla crew Massima Tackenza con gli amici Dutch Nazari, Buzz, Mekoslesh, e contemporaneamente portare avanti la carriera da solista. Il suo ultimo progetto, uscito il 21 maggio, è L’ombra del fumo sul muro 3 ed ecco cosa ci ha raccontato a riguardo.

Si, è il mio ritorno da solista, anche se in realtà io sono stato fermo “solo” due anni. Nel 2015 sono uscito con un disco di crew che abbiamo portato live per un anno e mezzo togliendoci delle bellissime soddisfazioni. Volevo fosse un ritorno a pieno titolo, non a mezzo servizio, quindi mi sono interrogato tanto sulle cose che avevo da dire e ne ho moltissime.

L’ombra del fumo sul muro 3 è l’erede naturale dei due precedenti capitoli. Hai bisogno di finire quello che avevi iniziato per poter cominciare un nuovo capitolo?

Credo che ogni disco sia un libro a sé, il filo conduttore è solo l’artista. Uno potrebbe fare un disco dalle atmosfere “dark” e subito dopo un disco “happy”. Non mi pongo limiti. La ripresa del titolo è solo un modo per dire che non sono cambiato di una virgola, faccio sempre quello che voglio facendomi influenzare poco dalla mode del momento. Ho visto gente che per seguire la moda è cambiata dal bianco al nero in maniera anche ridicola.

Le mie si. Ma io sono fuori dal game. Non ho mai fatto mosse commerciali neanche quando nel game forse sarei potuto entrarci. Le mie collaborazioni si basano sulla stima reciproca personale e artistica. Di quella degli altri mi importa poco, anche se di alcuni potete giudicare voi.

Stiamo lavorando in maniera divisa perché ora ci è più funzionale così. In studio? Con l’arrivo dell’estate è molto più facile ci si becchi per bere o grigliare.

“Non credo in Cristo se rimo ma nello Spirito di Primo Brown” rappi in Credere in Cristo. In un’intervista hai detto che hai capito di voler fare hip-hop sentendo in radio Tranky Funky degli Articolo 31 e che Fastidio, il primo album di Kaos, è stato fondamentale per te. I suoni old school del disco sottolineano il legame con questi artisti e l’influenza che hanno avuto sulla tua musica. Quanto ti senti legato al rap di quando hai iniziato e come percepisci le nuove influenze del genere?

Mi sento legatissimo a tutto ciò che mi ha portato a iniziare e a tutte le persone che lo tengono vero. Le nuove influenze le vedo come un “bimbo che parla di soldi e codeina coi pantaloni fucsia”. Capiamoci, stimo chiunque, nuovo o vecchio, lo sappia fare portando ed elevando sé stesso. Mi fanno ridere le copie di copie di copie di copie di artisti americani buone per un pubblico sempre più giovane e ignorante nel campo, data la giovane età. Un pubblico a cui basta poco e poco gli viene dato, seppur con una bella forma. L’ immagine è importante, io fatico ancora ad accoppiare i calzini prima di uscire.

Leggo tanto e guardo tanti documentari e amo i personaggi controversi perché anche io lo sono. Sassolini nelle scarpe? Ne ho molti. Ma un killer non ne parla. Un killer uccide in silenzio.

A quale traccia del disco sei più legato e a cosa vorresti che gli ascoltatori prestassero maggiormente attenzione durante l’ascolto e perché?

A tutte.

L’11 maggio è iniziata la promozione live del disco e hai già altre date fissate. Ti va di fare un recap con eventuali aggiornamenti per i fan? E soprattutto, ci confermi l’uscita del quarto capitolo di L’ombra del fumo sul muro per quest’anno? Hai altro in serbo per il futuro che ci puoi svelare?

Per ora ho portato il disco a Padova e Cervia e il 15 suono a Milano. Sto discutendo altre date. Per il futuro ho in serbo una cosa bella grossa ma è prematuro parlarne.