Dopo tre anni di attesa, Il Turco, noto rapper romano e fondatore di Gente de Borgata, torna a farsi sentire nella scena con il nuovo album ‘Lontano’. Squarta, Fastcut, Mr.Phil e Ceffo sono solo alcuni dei produttori presenti in questo disco, i quali lasciano in mano al rapper un tappeto musicale moderno ma, comunque, legato ai canoni dell’hip hop più classico. Dieci tracce che attraversano diversi mood, tutti però riconducibili alle varie interpretazioni del concetto di lontanza, idea che darà poi il titolo al disco. Con la sola presenza del solito E Green, Il Turco lancia sul mercato un prodotto di rottura, destinato a restare e con il compito di infilarsi fra le varie wave della scena rap italiana.

A tal proposito, siamo andati ad incontrarlo, nel suo quartiere, e, seduti su una panchina di un centro multiculturale (di cui vi spiegheremo il ruolo più tardi), e fra uno spritz ed un altro, abbiamo ‘anche’ parlato del suo nuovo lavoro. Questo è il risultato della nostra chiacchierata. Buona lettura!

Sì, esatto, è andata proprio così anche se è successo senza che io me ne rendessi conto. In quel momento, c’era esclusivamente l’intenzione di fare dei singoli e non un disco intero. Questo per i motivi che un po’ tutti sanno, tipo l’epoca, la facilità di gestione del singolo piuttosto che di un album...in realtà, in quel periodo ho scritto tanta roba che poi è rimasta nel computer o mi arrivavano beat di producer che volevano collaborare con me. Dopo l’uscita di ‘Disco d’oro’, ‘Ultima spiagga’ e ‘Grande’, che sono stati i tre pezzi che ho fatto uscire con l’idea ancora di fare singoli, un giorno, andando a rimettere insieme le idee che avevo lasciato nel pc, mi sono accorto che la roba era tanta. Quindi, un po’ per magia, ho unito tutti i puntini ed è nato ‘Lontano’. Che nasce senza la pretesa di essere un album ma, in finale, è venuto tutto in maniera molto naturale.

A tal proposito, ci sono parecchi produttori all’interno dell’album. Penso a Phil, Fastcut, Ceffo…è stato difficile trovare un mood dal punto di vista del sound che fosse poi riconoscibile come un disco vero e proprio?

Guarda, questo ha molto a che fare con quello di cui abbiamo appena parlato. Diciamo sempre che non l’ho cercato, solo che nel momento in cui ho collegato basi e strofe, e mentre ero in sala di registrazione, ho notato che comunque tutto confluiva nello stesso mood e nello stesso sound. Questo disco, diciamo, che si è fatto da solo.

Tre anni fa usciva Rap’Autore, un disco potente, iconico, un disco spartiacque in quel momento. Oggi invece esce ‘Lontano’, quali somiglianze vedi fra il tuo ultimo lavoro e quello precedente?

Sarà perché è l’ultimo lavoro che ho fatto ma, a mio parer, questo qui è il mio album più completo, pur essendo di solo dieci tracce. Secondo me ‘Lontano’, spazia bene tra la traccia più hardcore, quella più intima, quella conscious e quella più hip hop. Raramente mi è successa una cosa così in maniera totalmente naturale. Ci ho provato un po’ in ‘Rap’Autore’ ma lì l’ho fatto, diciamo, intenzionalmente, sebbene, rispetto a ‘Lontano’, abbia una storia un po’ più diversa. Quello è nato con l’idea di far uscire quattro video, volevamo un “reality disco”, proprio per scelta mia e dell’etichetta. Avevamo sicuramente più scadenze, più necessità di fare delle cose che ci eravamo imposti di fare. Qui, né io e né Ludo avevamo l’intenzione di cercare qualcosa di preciso. 

Avreste continuato a fare singoli…

Sì, poi diciamo che questa è una cosa che appartiene di più alla mia epoca. Poi, ti confesso una cosa, io vivo con molta ansia tutta la parte dopo la fine delle registrazioni, tutta quell’attesa prima dell’uscita di un disco, che è parecchio lunga, io me la vivo molto male. Coi singoli invece dimezzo i tempi, in un mesetto ho finito. Con un album, magari ci vogliono anche due anni.

Nel tuo album, c’è sempre quel ‘quid’ di old school che riemerge dai tuoi pezzi. Oggi, è difficile proporre un prodotto del genere o, forse, il pubblico ha cominciato a volere di nuovo questo sound?

Diciamo che nella wave che c’è adesso, che non credo stia scemando, forse c’è davvero troppa roba e probabilmente questo “troppo” ha portato alla ricerca di qualcosa di diverso. Per me, portare questo sound, non è assolutamente complicato. Io lavoro in un’etichetta indipendente che mi permette di fare, diciamo, la mia musica in maniera totalmente libera. Forse per l’etichetta è più difficile venderlo. Io sento davvero molto feedback, però a livello numerico non so se riesce ad avere un ritorno completo del budget che poi si investe. Io faccio poco caso a questo, ho 42 anni e quel feedback che ho mi dà la forza di continuare a tornare. Se avessi capito che non era il caso, magari non avrei più pubblicato anche se oggi farlo risulta molto più facile di una volta.

C’è qualcosa che diresti al Turco giovane, arrivato a questa maturità?

Gli direi di non buttarsi mai giù che poi è la stessa cosa che direi ad un emergente di oggi. È importante avere la dignità di fare le cose a testa alta e di dare retta al cuore. Per quanto poi io non sia Sfera Ebbasta, che lo cito, assolutamente, non per astio ma per farti un esempio, mi sento comunque una persona arrivata, soddisfatta e fortunata del mio percorso sia di quello nel rap che in quello da chef. Forse quando ero giovane ci ho creduto un po’ di meno di quello che avrei potuto fare, anche se era diverso, all’epoca. Se ancora lo faccio, forse però un po’ ci ho creduto.

Hai detto di averci creduto, hai detto di avere un bel feedback, nell’ultima intervista che ti ho fatto mi hai detto che rappavi perché ne sentivi l’esigenza. È ancora così? Quanto brucia questo fuoco?

Brucia tanto, in maniera forse anche malsana. A volte non brucia, anche se poi torna sempre, però in quel momento rischi depressione, stati d’ansia, stai male, ti manca qualcosa e io sono un po’ schiavo di questa sensazione. Ormai, però, ho imparato a gestirla. Quand’ero più giovane mi preoccupavo e mi chiedevo cosa stesse succedendo. Ora so che è una cosa che (mi) capita in maniera naturale. Comunque sì, brucia ancora tanto perché ancora oggi, a volte, mi metto in scrivere senza un motivo preciso.

Voglio entrare un po’ nello specifico, pensi che ci sia un filo conduttore che lega tutti i brani?

Il titolo. ‘Lontano’ è una parola e un concetto che si presta davvero a tantissime interpretazioni…

Mi hai fregato la domanda successiva!

Ho ottimizzato (ride, nda)! Quello è il lavoro da cuoco e la scrittura da rapper! Dicevo, tutte le interpretazioni che gli ho dato, puoi ritrovarle interamente nel disco. A partire dal luogo immaginario dove puoi venire trasportato quando fai musica, quando brucia, per l’appunto; poi c’è anche il fatto di essermi allontanato da alcune cose, da un certo tipo di jet set del rap, da un certo tipo di mondanità, cose che magari mi opprimevano. Questo non significa allontanarsi da tutto e diventare un eremita, ma ho volto un po’ di più l’attenzione verso il mio nucleo familiare, quale la mia donna e il mio cane. Diciamo che ho iniziato a dare attenzione ad alcune cose che lo meritavano e quindi questo allontanarmi è stato poi un avvicinarsi a me stesso e a ciò che avevo intorno. In tutti i pezzi c’è un diverso significato. Anche quello dell’essere arrivato lontano, a prescindere poi da dove sei arrivato. Tutti, alla fine, andiamo lontano. Il filo conduttore è proprio questo: allontanarsi. Ognuno poi lo interpreta alla sua maniera.

La domanda te la faccio comunque: quanto credi di essere arrivato lontano con la tua musica?

Tanto, anche se poi le interpretazioni sono tante. Non c’è mai una sola verità, un solo lato della medaglia, ognuno si dà delle motivazioni, un suo senso. Diciamo che oggi, sono soddisfatto del fatto che ancora riesco a fare la mia musica, sono soddisfatto di ciò che mi dice la gente e queste sono cose a cui io do tanto valore. Tutto questo mi fa sentire una persona realizzata. Possiamo parlare del fatto che non ho fatto i soldi, che non sono famoso, che non vado in tv ma non sono quelle a cui ho dato valore, all’interno della mia carriera. Adesso c’è stato lo scandalo del live di Fastcut, del quale Il Messaggero ha detto fosse un rave…loro preferiscono menzionare solo la parte negativa della serata, che poi magari una parte di verità esiste, piuttosto però che dire che nessuno si è fatto male, che tutti si sono divertiti e che comunque ne è venuto fuori un bell’evento, evidenziando quindi il lato positivo. Io voglio dare valore a quello, anche se so che c’è un altro lato che ne fa parte.

Il tuo disco ha dieci tracce ed un solo featuring che è quello con E Green. Sentivi di prenderti di più il tuo spazio rispetto al lavoro precedente?

Diciamo che non ho mai fatto troppi featuring, se non quelli contraddistinti dall’amicizia e della conoscenza. Questo che hai detto fa parte anch’esso della definizione di ‘Lontano’, il volersi allontanare da quel volere popolare di mettere un nome in più nella tracklist per ampliare l’hype per il tuo disco, per pubblicizzarlo ancora meglio o per avere dei nomi grossi in copertina. Io non cercavo quello, volevo andare in un’altra direzione. Ho puntato su un lavoro mio e che riuscisse a soddisfarmi al 100%.

‘Kitchen Confidential’ è un pezzo che mi ha sorpreso. Pensavo andasse in una precisa direzione il brano, invece poi quando ho rimesso insieme i pezzi ho capito dove volevi arrivare tu. Mi avevi detto di avere questa grande passione per la cucina…sei riuscito a portarla avanti insieme a quella per il rap?

Guarda, posso dirti subito che la cucina, per me, ha lo stesso valore del rap. Mi hanno salvato entrambi allo stesso modo. Forse sono andato un po’ più lentamente avanti con la passione per la cucina perché ho evitato di fare il corso per diventare chef: quello sicuramente mi avrebbe portato via dalla musica. Ho dovuto sempre trovare degli equilibri perché la cucina lavora quando gli altri festeggiano. Col tempo ho capito che non posso prescindere né da una e né dall’altra cosa, perché sono cose che fanno parte di me e mi fanno stare bene in egual misura. Il rap e la cucina mi hanno insegnato tanto, in maniera differente, sicuramente, ma mi hanno reso oggi quello che sono. Il mio sogno è cercare di dare lo stesso peso a tutte e due le cose. In alcuni momenti mi sbilancio da una parte e a volte dall’altra, sebbene in questo momento io stia riuscendo ad avere l’equilibrio che cerco. Oggi collaboro in questa struttura multiculturale (quella dove ci siamo incontrati per l’intervista, nda) in una zona di periferia in cui puoi fare aperitivo, puoi fare palestra, puoi assaggiare cucina gourmet, ci sono i bambini, i giovani, le famiglie…queste cose convivono tutte insieme ed è la prima volta che mi succede una cosa simile. Ho fatto il cuoco in aziende, ristoranti, ma lì la dimensione è completamente differente.

‘Tutta la vita’ è il mio pezzo preferito. Cosa immagini per la tua carriera? Resterai qui per tutta la vita?

Io sono molto amico di Noyz e oggi guardavo l’intervista che ha fatto con Luché. Lui ribadisce il fatto che forse, arrivato a quell’età, possa non continuare ad incarnare lo stereotipo del rapper all’interno della scena. Io non sono d’accordo; credo che il rap, come tutte le forme d’arte, se lo fai è parte di te, non puoi eliminarlo del tutto. Magari si trasformerà, magari ti trasformerai tu, avrai un impatto diverso, magari sarà come il jazz e l’heavy metal. Il rap si fa da bambini, da giovani, da adulti. Si fa finché sei in condizione di farlo. Sicuramente ogni accanimento però stona.

In ‘Grande’ sei molto preso bene. Nel pezzo dici “amore e odio chiuso in queste barre”. C’è forse troppo sentimento nelle tue barre e poco nei prodotti che escono oggi nel rap italiano?

Ti ringrazio innanzitutto per questa cosa, perché questa per me è una cosa importantissima. Credo che la personalità sia giusto portarla all’interno delle canzoni o nella delivery o di come poi il tutto arriva alle tue orecchie. Penso a quei cantanti che hanno sì una voce bellissima però non riescono a toccare certe corde che magari altri riescono a raggiungere. Io penso che conta molto ciò che ti spinge a fare una determinata cosa, oggi forse tutto risulta essere un po’ superficiale. I ragazzi di oggi sono mossi dal successo, io non lo ero, come tutta la mia generazione. Noi avevamo solo la voglia di spaccare e questa cosa ti fa venire quel sentimento che forse chi ha più sensibilità, magari come te, la sente, la percepisce. Un altro ragazzo magari che lo è meno, quando ascolta le mie cose si annoia.

Forse è anche un fatto anagrafico? Io quando ero più piccolo avevo difficoltà a reperire tracce rap, non come oggi. Quindi forse questo dovrebbe stimolare i giovani ad andare alla ricerca di qualcosa di diverso, invece sembra dare il risultato opposto.

Dipende anche che tipo di musica ascolti e quando l’hai sentita. Questo conta tanto. Oggi la musica ce l’hai il giorno prima che esce. Ti racconto un aneddoto: un giorno un ragazzo di vent’anni a Centocelle mi ferma, molto educatamente, e mi chiede di darmi la mano. Già questo mi è risultato molto strano, perché di solito chiedono la foto. Gli ho chiesto appunto se si sentisse davvero i miei pezzi e lui mi ha risposto che sapeva benissimo la differenza fra un certo tipo di rap ed un altro. Quindi, se esiste un ventenne che sa questo, magari da qui ce ne saranno altri dieci, poi altri cento…è la base dello sviluppo del movimento dell’hip hop in tutto il mondo. Credo poi, che, dopo qualsiasi tendenza, tutto torna alla base. Magari rimarrà Sfera, perché è giusto che rimanga, però gli altri potrebbero rimanere indietro. E poi nascerà una nuova wave e si ricomincia da capo. Sono contento però che il rap si sia preso il suo spazio, nonostante tutto.

Anch’io sono molto contento di questo, non mi fraintendere.

No, no ma anch’io, anzi, i giovani di adesso del rap hanno ottenuto cose che noi non eravamo riusciti a fare. Erano altri tempi, sicuramente, però non cerco giustificazioni! Loro l’hanno fatto, quindi tanto di cappello. All’inizio eravamo in tantissimi a pensare che questa roba non sarebbe mai andata, pensavamo rimanesse una cosa di nicchia. Io probabilmente ancora lo sono.

‘Aldila’ è un pezzo bellissimo, molto conscious, riflessivo. Dici “ogni barra che chiudo, sono più grande e più maturo”. Pensi di aver raggiunto la tua maturità artistica?

No, assolutamente. Sono contento perché questo disco mi soddisfa molto, sento di aver fatto un passo in più del solito, di ciò che faccio abitualmente. Però no, non ho ancora raggiunto la mia maturità, perché questo è un viaggio che ti porta sempre più lontano e io non sono uno di quelli che si fermerà.

E Green invece hai deciso di portartelo anche in questo lavoro. Che scelta è stata?

Guarda, è stata, diciamo, una cosa casuale, perché siamo molto amici, anche con Phil. Lui aveva sentito il beat su cui stavo scrivendo il pezzo proprio mentre scriveva ‘Entropia’. In preda ad una presa a bene improvvisa mi ha proposto di fare un pezzo e metterlo sul suo disco. Io volevo farlo uscire come singolo e così è stato. 

Parliamo del disco in sé e della promo: cosa farai per promuovere questo album? Come vanno i feedback?

Allora c’è l’instore sabato qui a Roma (intervista realizzata il 16/05), poi…quando esce l’intervista? Prossima settimana? Domani esce il video di ‘Freddy Kruger’, avevo paura di spoilerartelo ma tanto siamo al sicuro. Quindi è in arrivo un nuovo singolo già domani, sabato invece al Vinyl Village c’è l’instore di ‘Lontano’!
La scena, secondo me, però, si sta un po’ freddando, sia in generale, sia nei miei confronti, forse perché mi sono, appunto, allontanato un po’ da tutto ma gli artisti, a parte quelli veramente amici che sono entusiasti e presi bene per questo lavoro, non mi hanno dato chissà quale parere. Questo mi interessa sempre poco. Però la risposta più forte e più bella ce l’ho avuta dalla gente che mi scrive, che mi ringrazia, che resta soddisfatta dai pezzi che ho realizzato. Ognuno si è innamorato di un pezzo diverso e questo mi fa ancora più pensare che questo disco sia uno dei più completi della mia carriera. Questo mi riempie l’anima.

I singoli. Mi hai detto che uscirà ‘Freddy Kruger’, hai altro in programma?

Sì, esce quello come nuovo singolo. Io ero un po’ combattuto, perché non sapevo quale brano scegliere. Abbiamo lasciato scegliere a chi ha girato il video, ovvero la Proudaction, che è una casa di produzione di una ragazzo di Roma che ha già girato la prima parte del nuovo video dei CdF. Io, all’inizio, non ero sicurissimo di questo brano, però, numeri alla mano, è uno dei brani più ascoltati, quindi abbiamo scelto quello. Per ora non abbiamo altri singoli/video in programma, non per questo però escludo che ce ne possano essere degli altri. Abbiamo in programma di suonare, quello sì, stiamo attendendo che a livello di booking si uniscano tutti i puntini. Stiamo facendo le prove, mi piacerebbe fare qualcosa con la band portando in giro per l’Italia il disco. Oggi per artisti del mio calibro forse è un po’ più difficile suonare, perché magari le organizzazioni scelgono nomi più di rilievo, a Roma ci sono locali o troppo grandi o troppo piccoli, quindi muoversi diventa più complicato. Però, in qualche modo faremo, mi hanno sempre chiamato a suonare e lo farò anche questa volta. Magari una bella data zero qui a Roma ma non spoilero nulla.

Ultima domanda: arriverà quindi altra roba del Turco?

Assolutamente sì! Non so quando, dove, perché e con chi, ma arriverà sicuramente.

Ti lascio le ultime righe per dire quello che vuoi.

Volevo fare dei ringraziamenti: a Tak Production che mi ha accompagnato nei miei ultimi due lavori, che non mi ha fatto mancare nulla; a Mr.Phil che è un produttore che è sempre presente nei miei dischi ma che mi fa, anche se non effettivamente, da direttore artistico. Concludo dicendo che se sentite la necessità di esprimervi, fatelo. Siamo nell’epoca in cui potete farlo, cercate di essere obiettivi, però, se fate cagare non lo mettete il video su YouTube! Ah, grazie a voi di Hano e a te che sei stato gentilissimo!

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