Per iniziare, piccolo flashback: 8 gennaio 2017, Hollywood. Alla serata di premiazione dei Golden Globe, dopo la vittoria sia per miglior serie comedy che per miglior attore in serie comedy (la serie in questione è Atlanta, recuperatela immediatamente se non lo avete ancora fatto!), Donald Glover aka Childish Gambino, nel discorso di ringraziamento, ha pensato bene di propsare in maniera evidente i Migos, trio di Atlanta che fino a quella sera era passato un po’ sotto traccia nel panorama hip-hop statunitense. Il buon Donald non si è limitato però a descriverne le doti, ma si è lanciato anche in un paragone quantomeno azzardato, dichiarando che il gruppo poteva essere considerato come “i Beatles della nostra generazione”, e il singolo uscito fino a quel giorno (Bad and Boujee) “la miglior canzone di sempre”.

Ecco, diciamo che da quella sera le aspettative createsi sul futuro album, in uscita poche settimane dopo (27 gennaio, ndr) si sono alzate vertiginosamente, tanto quanto la visibilità che Quavo, Offset e Takeoff hanno avuto nei mesi a seguire (basti pensare che il giorno dopo gli ascolti su Spotify del singolo sono cresciuti del 243%!), tra ospitate nei dischi (tanto per citarne un paio: Katy Perry, Calvin Harris, Lil Yachty, Gucci Mane) ed altre nei vari show americani (in primis Saturday Night Live).

CULTURE era sul punto di uscire ed è deflagrata la bomba Migos, portabandiera della scena trap USA, fatta da una miriade di skr-skr e dall’importanza di vestirsi fashion ed alla moda. Anche un po’ di Italia in questo enorme successo: l’artwork dell’album è stato creato da Moab, artista nostrano, che ha voluto ricreare nella cover i marchi di fabbrica della “cultura” dei Migos.

L’album è composto da 13 tracce, anticipato come detto prima dalla pluri-osannata Bad and Boujee, prodotta da Metro Boomin, col featuring di Lil Uzi (altro artista che è esploso nell’ultimo anno, di cui abbiamo parlato qui), diventata quadruplo platino nel giro di pochi mesi. Alle produzioni figurano molte figure note della scena: come detto Metro Boomin, ma anche Zaytoven (entrambi concittadini del trio), Cardo, Purps e Lex Luger ad orchestrare il tutto come deus ex machina. Pochi ma azzeccati featuring, come detto prima Lil Uzi, Gucci Mane, 2Chainz e Travis Scott. La sensazione di essere di fronte ad una futura pietra miliare del genere durante tutto l’ascolto è a livelli altissimi, tutte le tracce potrebbero essere potenziali singoli, ed è impossibile non muovere la testa a ritmo man mano che parte il disco o atteggiarsi e fare balletti potenzialmente imbarazzanti come i tre ragazzi. Il disco fila che è un piacere, nonostante la “solita” mancanza di contenuti: non andiamo troppo oltre ai concetti triti e ritriti, quali bitches, money & fashion, con una spruzzata di drugs che non guasta mai… I tre ci ricordano che vengono dal nulla e ce l’hanno fatta, girando su Ferrari e vestendosi alla moda, non proprio il massimo dell’originalità. Ma tant’è, il risultato è sicuramente andato oltre ogni aspettativa, ha debuttato alla 1 posizione nella Billboard 200 ed in 4 mesi è stato certificato platino.

Entro fine anno, ma molto più verosimilmente a gennaio, come si vocifera nelle ultime settimane, avremo il seguito molto atteso di “Culture”, anticipato comunque non più di qualche settimana fa dal singolo Motor Sport, coi featuring di Nicki Minaj e di Cardi B.