Ho sempre apprezzato Clementino per la sua simpatia, per i suoi modi di fare nelle interviste e nei live, per le rime d’effetto nei freestyle e per l’icona che era diventato per la scena campana. Però, ad essere sincero, i suoi non sono mai stati tra i miei album preferiti: non sto svalutando i suoi dischi precedenti (anzi, i risultati ottenuti in tutti questi anni hanno parlato chiaro), ma per il mio gusto musicale la Iena non trovava il suo spazio nel mio iPod, a parte qualche hit indimenticabile (Ragazzi Fuori e Sotto Le Stelle sono aggiunte nelle mie playlist più personali).

Un pomeriggio di marzo noto che un amico posta nelle storie le barre “Rispetto gli uomini che vanno a donne, rispetto le donne che vanno a uomini. Rispetto gli uomini che vanno a uomini, rispetto le donne che vanno a donne. Contrario agli uomini che picchiano donne, contrario alle donne che picchiano uomini, ma ancora non ho idea su donne e uomini che vanno a Uomini e Donne” che a parer mio è una delle più belle punchline della storia Hip Hop italiana. Così, dopo aver googlato la frase e aver scoperto che si trattasse del buon Clemente, apro Spotify, ascolto Gandhi, reposto la storia e aspetto impaziente l’uscita del disco. Inutile dire che l’hype è aumentato proporzionalmente alla bellezza dei due singoli successivi, Un Palmo Dal Cielo e Hola! con Nayt, nonché due dei pezzi che preferisco dell’album,

Ecco a voi la recensione di Tarantelle, il nuovo album di Clementino uscito il 3 Maggio 2019 per Universal Music Italia, disponibile in copia fisica in tutti i negozi e in tutti gli store digitali.

Per le 14 le tracce che compongono questo disco Clementino ha chiamato al rapporto ben 12 producer: la media di quasi un beatmaker a brano. Troviamo un Don Joe in grandissima forma, accompagnato da Ryanairz, dalla scuderia DogoZilla, per Gandhi e al giovane Yung Snapp sono stati affidati interamente tre strumentali che non hanno sfigurato tra i grandi nomi all’interno del progetto. Tra i tanti veterani come Big Fish, Tayone, The Ceasars e Shablo, che ha cucito il beat addosso a Caparezza e Clementino come due gemelli siamesi, troviamo anche i nomi di Shada San, PJ Gionson, Cocobeatz e Antonio Filipelli. La scelta di convocare in nazionale la primavera di questa scena Hip-Hop italiana insieme ai big con anni di carriera alle spalle ha inaspettatamente (dato il molteplice numero di stili da unire) reso il progetto ancora più armonico di quello che già è tra concept e contenuti. Avrò anche un debole per tutte le sue strumentali, ma a questo giro la migliore produzione del progetto se l’aggiudica Parix con Mare Di Notte, che viaggio!

Che Clementino sia un’ottima penna ne siamo tutti a conoscenza, ma questa volta si è davvero superato. Giustamente presuntuoso in alcuni brani, totalmente a nudo con le sue emozioni in altri. È il suo ottavo disco e l’esperienza è stata sicuramente una delle sue carte vincenti. I testi alternano risposte alle nuove (e vecchie) generazioni e lettere che non ci aveva mai raccontato prima, completando il menù con delle hit uniche nel suo genere. I liricisti che sono stati chiamati al featuring sono Gemitaiz, Nayt, Fabri Fibra e Caparezza. Tutti straordinari e pienamente sul pezzo, ma il pugliese, a mio parere, ha contribuito a rendere Babylon un tassello fondamentale della compilation “hit meridionali” per tutte le età. Alcuni dei pezzi in tracklist, un paio di questi quasi interamente in dialetto napoletano, suonano più americani di tanti altri che oggi le playlist in homepage ci propongono. Questo album è una rivincita, una festa di un coronamento, un continuo urlare sottotraccia: “Io sono qui”.

La Iena di Napoli in questo disco non lascia proprio a desiderare: troviamo tutto ciò che serve per fare un album di successo. Ci fa commuovere, ci spinge a ballare, ci accompagna durante uno spinello e ci aiuta a prendere la decisione giusta, ci fa fare tuffi nel passato e ci culla nei nostri desideri più profondi. In questo disco è diventato il fratello di tutti, ed è stata forse questa la giusta chiave di lettura. La spontaneità di Clementino fa da sovrana in questo disco, trasformando il progetto in una chiacchierata con un amico, pronto ad ascoltarti tanto quanto a lasciarsi sfogare con te guidato da note di tutti i tipi e suoni con frequenze totalmente diverse.

Clementino ha conquistato il mio cuore e non posso che giudicare questo album come il suo miglior lavoro fino ad oggi. Un lavoro genuino, senza nessuna sbavatura, con tanti nomi attorno che meritano altrettanto. Un disco destinato a diventare un classico istantaneo e, perché no, un progetto da cui i futuri artisti potranno studiare come fare rap, sia dentro che fuori lo studio. Dal cuore della Campania è nata una Tarantella che prestissimo diventerà nazionale, non mollando la tradizionalità che la contraddistingue.