C’era una volta il bagarinaggio cosiddetto “romantico”: quando non si faceva in tempo a comprare il ticket di un evento si andava davanti lo stadio, a un concerto, a un teatro e si acquistava dall’omino il biglietto con prezzo maggiorato. Oggi i “bagarini sul posto” sono ormai scomparsi, lasciando spazio al digitale e ai siti di Secondary Ticketing.

In sintesi: il Secondary Ticketing è il mercato di biglietti parallelo a quello autorizzato, fortemente attivo su internet e che offre in vendita biglietti per ogni genere di eventi, non solo del settore spettacolo. Una cosa legale, se non fosse per il fatto che il prezzo viene aumentato di diversi punti percentuali.

Dopo il boom d’attenzione verso il Secondary Ticketing esploso negli ultimi mesi del 2018, si sta cercando di porre un argine a questo sistema di vendita online, ma con scarsi risultati. Il problema non è solo la proliferazione di queste piattaforme, ma anche i grossi interessi finanziari che si sospetta ci siano dietro.

Biglietti nominali per i concerti, spese dei controlli sulle spalle dei promoter e piattaforme di Ticketing obbligate a offrire agli utenti il servizio Re-Ticketing. Si tratta di alcuni dei contenuti dell’emendamento Ac 1334 alla Manovra di Bilancio, il cui obiettivo è il contrasto del fenomeno del secondary ticketing, in vigore dal primo gennaio 2019 e che, dal primo luglio, introdurrà anche i biglietti nominali per gli eventi da oltre 5mila spettatori.

Anche se non ha messo tutti d’accordo il quesito che resta è: perché non lo si applica? Perché i siti di rivendita secondaria continuano a offrire, a prezzi maggiorati, biglietti di concerti finiti Sold Out?

L’associazione degli organizzatori e produttori di spettacoli di musica dal vivo chiede all’autorità garante per le comunicazioni di applicare la legge contro il bagarinaggio e segnala un elenco di biglietti a prezzi maggiorati rintracciati sui principali siti Viagogo, StubHub e MyWayTicke.

«Chiediamo all’autorità a cui vengono attribuiti i poteri di controllo» – spiega il Presidente di Assomusica, Vincenzo Spera – «di fare applicare la legge contro il Secondary Ticketing (legge n. 232 dell’11 dicembre 2016) e in particolare il comma 545 che prevede sanzioni pecuniarie da 5000 a 180 mila euro per quanti illecitamente fanno lievitare i prezzi dei biglietti a discapito dei consumatori finali. La soluzione individuata dal Governo del biglietto nominativo nel settore della musica live» – prosegue Spera – «riteniamo che oltre a non essere necessaria, comporterà danni certi agli operatori del settore, sia per i maggiori costi da sostenere per i servizi di controllo, sia per l’enorme allungamento dei tempi di afflusso agli eventi e sia per la perdita di tutte quelle forme di prenotazione, promozione e regalo di biglietti, non più consentite allo spettatore, che comporteranno una sicura contrazione delle vendite».

Tra i casi presentati nell’esposto denuncia, Assomusica segnala ad AGCOM che per il tour Jova Beach Party di Jovanotti a fronte di un biglietto con posto unico fissato a 52 euro per la data del 28 agosto a Lignano Sabbiadoro, su Viagogo si può arrivare a fino a 300 euro, cioè 6 volte in più (+500%). Per altre date (ad esempio 6 e 27 luglio 2019) su MyWayTicket si può arrivare a 402 euro ma su StubHub si toccano anche i 960 euro (+ 1750%). Analoghi gli esempi proposti per i concerti di Elisa o i tour di Laura Pausini, Biagio Antonacci e The Giornalisti.

Oggi internet ha reso tutto veloce, superficiale e costoso (considerando anche la prevendita “forzata”). Il biglietto, rigorosamente nominale, te lo devi accaparrare in fretta e con mesi d’anticipo e, poco importa di quello che succederà in questo periodo d’attesa verso il live show. L’alternativa a questo meccanismo resta, volente o nolente, il Secondary Ticketing a prezzo gonfiato!

Prezzi assurdi, che coincidono con il fatto che oggi si vende molta più musica dal vivo che su disco, “rinascita” del vinile compresa. Una pratica odiosa e ancora apparentemente invincibile.